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Per quasi mezzo secolo (dal 1911 al 1943, e poi dal 1946 a metà degli anni ’60) a Milano agì un teatro che si proponeva di diffondere fra i ceti popolari le migliori rappresentazioni artistiche a prezzi assolutamente contenuti. Il suo nome era Teatro del Popolo e l’Ente che lo aveva voluto era l’Umanitaria. Infatti fin dai primi anni del secolo si era evidenziata la valenza culturale ma ancor più sociale che la musica possiede. Sul suo palcoscenico sfilarono i più grandi musicisti del tempo (da Rubinstein a de Sabata, da Stravinskji a Benedetto Michelangeli, da Ruggeri a Toscanini) e, con la preziosa collaborazione del Teatro alla Sc ala, il Teatro del Popolo assicurò con continuità concerti da camera e orchestrali che fecero conoscere e apprezzare i grandi compositori della tradizione classica, insieme ai più discussi autori del ‘900, ad un pubblico costituito per lo più da operai e da esponenti dei ceti meno abbienti. Gente del popolo che non poteva certamente permettersi il lusso di una poltrona o di un palchetto alla Scala, ma che non perdeva l’occasione di occupare un posto sulle panche di legno all’Umanitaria, dove la stessa orchestra, lo stesso direttore d’orchestra e gli stessi artisti che si esibivano in altri teatri, proponevano l’identico spettacolo a soli 40 centesimi: quando l’ingresso standard non costava mai meno di una lira… 

Il riscontro non mancò. Folle entusiastiche accorsero alle serate liriche, agli spettacoli di prosa, ai grandi concerti orchestrali, e molte stagioni registrarono complessivamente un afflusso di spettatori assai superiore alle centomila persone.

Negli intenti dell’Umanitaria, il Teatro del Popolo rappresentava una forma nuova e coraggiosa di riscatto sociale, una scelta di campo ardita, ma che ebbe un successo travolgente. Non solo. I dirigenti dell’epoca si dimostrarono doppiamente lungimiranti: il Teatro del Popolo ha infatti avuto anche il merito di essere tra le prime realtà artistiche milanesi a sperimentare grandi manifestazioni teatrali e musicali all’aperto, fuori dai suoi spazi (l’Arena civica in primis).

 I bombardamenti del 1943, purtroppo lo distrussero completamente. Ma il suo nome continuò a circolare a Milano fino a metà degli anni ’60 grazie a nuovi spettacoli e concerti, alcuni tenuti all’interno del Salone degli Affreschi, la maggior parte in altre sedi (la Scala, il Piccolo, il Lirico, il Teatro Olimpia, persino il Museo della Scienza e della Tecnica), altri ancora all’interno di un programma artistico di circuitazione nelle periferie milanesi.

 Con questo retaggio l’Umanitaria non poteva di certo esimersi dal continuare una tradizione musicale prestigiosa. E difatti dal 1986 il Consiglio Direttivo ha deciso di riprendere l’organizzazione delle attività musicali che oggi trovano compimento nella Stagione di Concerti (dal 1986), nel Concorso per l’attribuzione di Borse di Studio agli studenti degli Istituti di Alta Formazione Musicale (dal 1989) e nella Rassegna Le Prime dell’Umanitaria (dal 2009)