{"id":14574,"date":"2025-09-08T10:00:01","date_gmt":"2025-09-08T08:00:01","guid":{"rendered":"https:\/\/www.umanitaria.it\/alghero\/?post_type=rubrica&#038;p=14574"},"modified":"2025-09-17T11:23:38","modified_gmt":"2025-09-17T09:23:38","slug":"il-terrificante-mago-di-oz","status":"publish","type":"rubrica","link":"https:\/\/www.umanitaria.it\/alghero\/rubrica\/il-terrificante-mago-di-oz\/","title":{"rendered":"Il \u201cterrificante\u201d Mago di Oz"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"autore\"><em><strong><mark class=\"has-inline-color has-global-color-9-color\">A cura di Giusy Salvio&nbsp;<\/mark><\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<div>\n<div class=\"wp-block-columns colonne-protagonisti is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-9d6595d7 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\"><div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><a class=\"open-image-overlay\" href=\"https:\/\/www.umanitaria.it\/alghero\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2025\/09\/Locandina_Il_mago_di_Oz.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"420\" height=\"593\" src=\"https:\/\/www.umanitaria.it\/alghero\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2025\/09\/Locandina_Il_mago_di_Oz.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-14577\" style=\"width:470px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.umanitaria.it\/alghero\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2025\/09\/Locandina_Il_mago_di_Oz.jpg 420w, https:\/\/www.umanitaria.it\/alghero\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2025\/09\/Locandina_Il_mago_di_Oz-212x300.jpg 212w\" sizes=\"auto, (max-width: 420px) 100vw, 420px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div><\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<p>Nato come adattamento cinematografico del romanzo per ragazzi <em>The wonderful wizard of Oz &#8211; Il meraviglioso mago di Oz<\/em> di L. Frank Baum, <em>The wizard of Oz &#8211; Il Mago di Oz<\/em> non \u00e8 solo un film: \u00e8 una fabbrica di icone. Dalle scarpette rosse rubino di Dorothy al sentiero di mattoni gialli, dalla Citt\u00e0 di Smeraldo fino alla canzone <em>Over the Rainbow<\/em>, la cultura pop ha attinto al film per decenni.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Rendere il film un classico senza tempo era proprio nei piani della Metro-Goldwyn-Mayer, che lo produsse nel 1939 con l\u2019unico scopo di aumentare il proprio prestigio, senza badare a spese: ci vorranno vent\u2019anni prima di riavere indietro i due milioni e settecentomila dollari spesi. Poco male per chi produceva all\u2019epoca una media di quaranta film all\u2019anno, ignorando i diritti dei lavoratori e le regole della sicurezza sul set (molte delle quali ancora non esistevano): ci si poteva permettere il lusso di una favola. E se \u00e8 vero che <em>The wizard of Oz<\/em> \u00e8 il frutto di un mirabolante sforzo d\u2019ingegno, \u00e8 vero anche che le centinaia di professionisti coinvolti rischiarono molto durante le ventidue lunghe, lunghissime settimane di riprese.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>I problemi cominciano subito: una decina di sceneggiatori si avvicendano a staffetta all\u2019adattamento del romanzo, spesso modificando in modo sostanziale il lavoro di chi \u00e8 venuto prima. Dopo solo due settimane di lavorazione, il produttore Mervin LeRoy non \u00e8 convinto del lavoro del regista Richard Thorpe e decide di sostituirlo con George Cukor. Nel \u201939 il cinema non \u00e8 ancora il regno dei registi: vengono assegnati ai film che sceglie la produzione, spesso con contratti per cui non possono opporsi, e possono venire sostituiti in qualsiasi momento, senza preavviso. Neanche per Cukor le cose vanno bene perch\u00e9 rimane sul set solo tre giorni, giusto il tempo di rendere inutilizzabili molte delle scene gi\u00e0 girate. A questo punto il film viene affidato a Victor Fleming, che lo diriger\u00e0 per quattro mesi, quasi fino alla fine, ma il prologo e il finale saranno affidati a King Vidor.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-columns colonne-protagonisti reverse border-top is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-9d6595d7 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-vertically-aligned-top is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\"><div class=\"wp-block-image is-style-default\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"527\" height=\"623\" src=\"https:\/\/www.umanitaria.it\/alghero\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2025\/09\/Judy_Garland.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-14576\" style=\"width:460px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.umanitaria.it\/alghero\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2025\/09\/Judy_Garland.jpg 527w, https:\/\/www.umanitaria.it\/alghero\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2025\/09\/Judy_Garland-254x300.jpg 254w\" sizes=\"auto, (max-width: 527px) 100vw, 527px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\"><strong><a href=\"https:\/\/upload.wikimedia.org\/wikipedia\/commons\/4\/4c\/Judy_Garland_publicity_photo_1939.jpg\">Publicity photograph of Judy Garland issued after completion of her 1939 films:<\/a><\/strong> <strong><a href=\"https:\/\/upload.wikimedia.org\/wikipedia\/commons\/4\/4c\/Judy_Garland_publicity_photo_1939.jpg\">The Wizard of Oz and Babes is Arms&nbsp;by Metro-Goldwyn-Mayer f<\/a><\/strong><strong><a href=\"https:\/\/upload.wikimedia.org\/wikipedia\/commons\/4\/4c\/Judy_Garland_publicity_photo_1939.jpg\">oto di pubblico dominio<\/a><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n<div class=\"wp-block-image noborder\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"695\" height=\"877\" src=\"https:\/\/www.umanitaria.it\/alghero\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2025\/09\/Bert_Lahr.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-14575\" style=\"width:460px\" srcset=\"https:\/\/www.umanitaria.it\/alghero\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2025\/09\/Bert_Lahr.jpg 695w, https:\/\/www.umanitaria.it\/alghero\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2025\/09\/Bert_Lahr-238x300.jpg 238w\" sizes=\"auto, (max-width: 695px) 100vw, 695px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\"><a href=\"https:\/\/upload.wikimedia.org\/wikipedia\/commons\/2\/27\/Bert_Lahr_1937.jpg\"><strong>Photo of Bert Lahr&nbsp;NBC Radio-photo by Ray Lee Jackson, NY<\/strong> <strong>foto di pubblico dominio<\/strong><\/a><\/figcaption><\/figure>\n<\/div><\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<p><br>Anche gli attori spariscono spesso e ne appaiono di nuovi, ma nessuno fa domande. L\u2019attore scelto per interpretare l\u2019uomo di latta, Ray Bolger, ballerino sopraffino, non vuole recitare in un ruolo che gli impedirebbe i movimenti, e chiede di scambiare la parte con Buddy Ebsen, lo spaventapasseri. Insiste tanto che alla fine convince i produttori. Anche Ebsen accetta di buon grado ma, dopo quattro estenuanti settimane di prove costume, alla prima prova trucco il suo viso viene ricoperto da una polvere di alluminio bianco che lo porta a una crisi respiratoria dovuta a una grave reazione allergica. La MGM lo licenzia in tronco. E avanti un altro. Il nuovo uomo di latta \u00e8 Jack Hale, altro membro della scuderia MGM: per non rischiare, il trucco a base di polvere di alluminio viene sostituito con la pasta di alluminio. Nessun problema respiratorio per Hale, ma in compenso riporta una grave infezione agli occhi che ritarda ulteriormente le riprese, provocando le ire di Mayer. Tornato sul set, Hale si accorge che con il suo costume \u00e8 impossibile stare seduto o sdraiato, quindi tra una scena e l\u2019altra \u00e8 costretto a riposarsi su una panca inclinata. Nei giorni buoni riesce pure a dormirci sopra.<\/p>\n\n\n\n<p>Per gli attori non \u00e8 vita facile: Judy Garland \u00e8 troppo grande per interpretare il ruolo di una bambina e viene sottoposta a qualsiasi tipo di angheria per farla sembrare pi\u00f9 piccola: dai corsetti alle protesi, fino alla dieta a base di caff\u00e8, brodo di pollo e diversi tipi di droghe.<sub> <\/sub>Neanche per Bolger, che tanto ha voluto il ruolo dello spaventapasseri, \u00e8 una passeggiata: la maschera utilizzata per lui \u00e8 una sorta di sacchetto di gomma stropicciato incollato alla sua faccia che gli lascia liberi solo gli occhi, il naso e la bocca. Alla fine delle riprese scoprir\u00e0 che parte del motivo della maschera si sar\u00e0 impresso come un tatuaggio sul suo mento e agli angoli della bocca, lasciandogli addosso un pezzo dello spaventapasseri per sempre.<\/p>\n\n\n\n<p>Per il ruolo del leone codardo viene scelto Bert Lahr, un attore giudicato troppo &#8220;grottesco&#8221; per l\u2019epoca dei divi, ma perfetto per dare al leone quella vis comica che coster\u00e0 a Judy Garland uno schiaffo da parte di Fleming, quando all\u2019ingresso in scena di Lahr, non riuscir\u00e0 a trattenere le risate. Quello che sicuramente non \u00e8 divertente \u00e8 il suo costume: una volta applicate le protesi sul viso che simulano il muso del leone, non pu\u00f2 pi\u00f9 masticare cibi solidi. Presto impara che se non riesce a resistere e mangia, la protesi si rompe e lui deve passare ore a farsela riapplicare. Anche il suo costume \u00e8 una vera prova di resistenza: 60 kg di pelle di (vero) leone, imbottita di gommapiuma, che rende faticosi anche i minimi movimenti. In pi\u00f9 &#8211; dettaglio non trascurabile per un set che raggiunge temperature incendiarie &#8211; non c\u2019\u00e8 modo di lavarlo o di averne uno uguale per alternarlo nelle riprese. Dopo qualche giorno la MGM \u00e8 costretta ad acquistare un macchinario in grado di asciugare il sudore dal costume ogni sera, e nei momenti di pausa Lahr deve rifugiarsi nel suo camerino perch\u00e9 nessuno riesce a stargli accanto.<\/p>\n\n\n\n<p>D\u2019altronde nello studio l\u2019aria \u00e8 irrespirabile e i ritmi massacranti: non ci sono impianti di aereazione e il caldo \u00e8 talmente soffocante che c\u2019\u00e8 chi sviene di continuo. Le maestranze rimangono sul set anche per settimane filate senza tornare a casa, sottoponendosi a rischi di ogni tipo: molti dei materiali usati sono velenosi, o pericolosi, o radioattivi. Fumi tossici si spargono nell\u2019aria; i trucchi usati sono a base di piombo, alluminio, rame; il mercurio liquido refrigerato \u00e8 utilizzato per i vetri destinati a infrangersi e l\u2019intero set \u00e8 disseminato di amianto. Anche la neve candida che cade nella famosa scena del campo di papaveri \u00e8 fatta di piccoli e leggerissimi fiocchi di amianto. Vederla oggi mette i brividi.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<iframe loading=\"lazy\" title=\"The Wizard of Oz - poppies\" width=\"1200\" height=\"900\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/RG2keYgBiZc?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe>\n<\/div><\/figure>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-columns colonne-protagonisti reverse border-top is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-9d6595d7 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<p><br>Gli incidenti si susseguono: due acrobati cadono dai cavi sospesi, uno dei nani accoltella al piede un poliziotto, e persino il cane scelto per interpretare Toto viene calpestato da una comparsa e si sloga una caviglia. Per\u00f2 \u00e8 con Margaret Hamilton che si sfiora davvero la tragedia. Anche il suo costume, come quello dei colleghi, \u00e8 una trappola: imbottito di paglia, non pu\u00f2 toglierlo senza spargerla ovunque. Le protesi sul suo viso le permettono di ingerire solo liquidi, il cappello \u00e8 pesantissimo, viene dipinta con una vernice verde al rame che, oltre ad essere tossica, non si asciuga mai. \u00c8 costretta a chiedere aiuto persino per il bagno, ma il peggio deve ancora arrivare.&nbsp;\u00c8 il giorno della scena in cui la malvagia strega dell\u2019Ovest lascia la terra dei Mastichini, avvolta in una vampata di fuoco. Nel punto preciso in cui compir\u00e0 la sua magia, si aprir\u00e0 lo sportello di una botola per farla cadere dentro, lontana dalle fiamme. Il primo ciak riesce ma Fleming ne ordina un secondo per \u201csicurezza\u201d: il meccanismo questa volta non funziona e Hamilton si ritrova con ustioni sul viso, fortunatamente leggere e, ben pi\u00f9 gravi, sulle mani. Prima di poter andare in ospedale, bisogna rimuoverle il trucco verde che ora \u00e8 a contatto con le ferite: le truccatrici le sfregano il viso con batuffoli di cotone imbevuti di alcol puro. Il dolore \u00e8 atroce. La scena resta nel film.<\/p>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\"><div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"594\" height=\"750\" src=\"https:\/\/www.umanitaria.it\/alghero\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2025\/09\/Margaret_Hamilton.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-14578\" style=\"width:458px\" srcset=\"https:\/\/www.umanitaria.it\/alghero\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2025\/09\/Margaret_Hamilton.jpg 594w, https:\/\/www.umanitaria.it\/alghero\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2025\/09\/Margaret_Hamilton-238x300.jpg 238w\" sizes=\"auto, (max-width: 594px) 100vw, 594px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\"><a href=\"https:\/\/upload.wikimedia.org\/wikipedia\/commons\/2\/21\/Margaret_Hamilton_1966.jpg\"><strong>Foto pubblicitaria dell\u2019attrice americana Margaret Hamilton che promuove la produzione teatrale di Broadway di Riccioli d\u2019oro, 1958 circa<\/strong><br><strong>Foto di pubblico dominio<\/strong><\/a><\/figcaption><\/figure>\n<\/div><\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<iframe loading=\"lazy\" title=\"Wicked Witch Actress Seriously Burned Filming &quot;Wizard Of Oz&quot; (1939)\" width=\"1200\" height=\"675\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/oRSooHxDXAI?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe>\n<\/div><\/figure>\n\n\n\n<p>Nonostante il ricovero necessario a curare le sue ferite, l\u2019attrice rinuncia a far causa alla MGM, ma si rifiuta da quel momento in poi di girare altre scene che prevedano l\u2019uso del fuoco. Quando Fleming vuole girare la scena in cui la strega fa un giro nel cielo con la sua scopa fumante, sar\u00e0 la sua controfigura Betty Danko a girarla al posto di una Hamilton furiosa, nonostante l\u2019opposizione di entrambe. Va malissimo: al terzo tentativo il tubo per il fumo inserito nella scopa esplode, Danko rimane ustionata a una gamba dopo una caduta da un\u2019altezza considerevole. Per lei \u00e8 gi\u00e0 il secondo incidente sul set, la scena della scopa fumante alla fine sar\u00e0 girata da una terza attrice.<\/p>\n\n\n\n<p>Insieme a tanti incidenti veri, ci sono anche molte leggende metropolitane che circondano&nbsp;<em>The wizard of Oz<\/em>. La pi\u00f9 assurda riguarda il presunto suicidio di uno degli attori che interpretavano i Mastichini, che in una scena del film sembrerebbe impiccarsi a un albero. La teoria \u00e8 stata smentita definitivamente quando \u00e8 diventato possibile ingrandire il film fotogramma per fotogramma, ma c\u2019\u00e8 chi ancora sostiene che il restauro abbia \u2018ritoccato\u2019 l\u2019immagine incriminata. Leggende a parte, dei \u201cnani\u201d di&nbsp;<em>The wizard of Oz&nbsp;<\/em>si \u00e8 detto di tutto, soprattutto della loro propensione all\u2019alcol, alle feste sfrenate, alla promiscuit\u00e0 sessuale: la verit\u00e0 \u00e8 che molte delle piccole persone ingaggiate nel film hanno alle spalle una lunga storia di abusi e privazioni, e i loro atteggiamenti vengono spesso fraintesi. I nani di colore e quelli affetti da acondroplasia vengono \u201cscartati\u201d, quelli che arrivano sul set sono sottopagati, sfruttati e pesantemente discriminati, ma la partecipazione a quel grande film di Hollywood apre a molti di loro la prospettiva di una carriera sicura nel cinema e in tv. Le riprese, per\u00f2, sono massacranti, e i loro costumi talmente pesanti che \u00e8 impossibile muoversi liberamente, o toglierseli. Dopo che uno dei nani cade nella tazza del wc, rimanendoci per quarantacinque lunghissimi minuti, la MGM decide di adibire una squadra di assistenti al solo compito di aiutare tutti i membri del cast ad andare in bagno.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 solo l\u2019ennesimo capitolo di una storia costellata di umiliazioni, incidenti ed eventi disastrosi che in modi diversi hanno colpito chiunque abbia lavorato a questo film. Un prezzo davvero altissimo per l\u2019immortalit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Abbina la lettura del racconto all\u2019ascolto della playlist Spotify.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed is-type-rich is-provider-spotify wp-block-embed-spotify wp-embed-aspect-21-9 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<iframe title=\"Spotify Embed: Il &quot;terrificante&quot; mago di Oz\" style=\"border-radius: 12px\" width=\"100%\" height=\"352\" frameborder=\"0\" allowfullscreen allow=\"autoplay; clipboard-write; encrypted-media; fullscreen; picture-in-picture\" loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/open.spotify.com\/embed\/playlist\/1Uipfr6PilWmPULUSNnChF?utm_source=oembed\"><\/iframe>\n<\/div><\/figure>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><mark class=\"has-inline-color has-global-color-8-color\"><strong>Fonti<\/strong><br>Aljean Harmetz, The Making of The Wizard of Oz, Chicago Review Pr; Anniversary ed., 2013.<\/mark><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"featured_media":14726,"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_seopress_robots_primary_cat":"","_seopress_titles_title":"","_seopress_titles_desc":"","_seopress_robots_index":"","inline_featured_image":false},"categoria-rubriche":[60],"class_list":["post-14574","rubrica","type-rubrica","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","categoria-rubriche-le-produzioni-pericolose"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.umanitaria.it\/alghero\/wp-json\/wp\/v2\/rubrica\/14574","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.umanitaria.it\/alghero\/wp-json\/wp\/v2\/rubrica"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.umanitaria.it\/alghero\/wp-json\/wp\/v2\/types\/rubrica"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.umanitaria.it\/alghero\/wp-json\/wp\/v2\/media\/14726"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.umanitaria.it\/alghero\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=14574"}],"wp:term":[{"taxonomy":"categoria-rubriche","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.umanitaria.it\/alghero\/wp-json\/wp\/v2\/categoria-rubriche?post=14574"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}