ELLEBÌ il bisnonno dell’Umanitaria

Martedì 2 ottobre 2018, ore 21.00

Auditorium Società Umanitaria
via San Barnaba 48 | Milano

INGRESSO LIBERO fino a esaurimento posti

UN DOC LIVE SHOW DEDICATO ALLA MEMORIA FAMILIARE

Una festa del (bis)nonno, ma al contrario. Cristina ha un bisnonno. Come tutti, d’altronde. Solo che la memoria di questo antenato è come bloccata, da un trauma: il fascismo e le conseguenze sulla sua famiglia.
Dopo quasi 80 anni, con quasi una sola fotografia in mano e poche altre frammentarie notizie, Cristina decide di intraprendere una ricerca storica familiare che, partita dalla Società Umanitaria a Milano, la porta in diversi archivi: a Voghera, Pavia e Rho. Qui, con grande sorpresa, viene a conoscenza di molte cose su ELLEBÌ, Lino Burlini, e sugli incredibili anni del primo Novecento: anni di battaglie per i diritti, per la dignità umana, per la crescita culturale, in difesa dei più deboli, per una società più giusta e egualitaria. La ricerca rivela anche inaspettate sintonie con questo sconosciuto bisnonno e tante analogie con il nostro tempo e i suoi (dis)valori.

In occasione della festa dei Nonni, la Società Umanitaria è lieta di presentare questo Doc Live Show (un reading con foto, video e brani recitati) che ricorda il dirigente della Casa degli Emigranti, l’istituzione di accoglienza, che ebbe un’incredibile importanza per la città di Milano (a partire dal 1907). Quella di Lino Burlini è una storia particolare e forse minore, ma che incrocia i grandi personaggi della Storia dell’Italia e della democrazia e insegna che la memoria individuale e familiare è preziosa e può aiutare l’intera collettività a riconoscersi nei valori del passato.

Cristina Maurelli è autrice e sceneggiatrice e ha costruito questo incontro con precisione storica, ma anche con fantasia e leggerezza, con l’intento di dimostrare che la ricerca storica può essere intrigante come una Serie Tv. Ha scritto e diretto numerosi documentari, spettacoli teatrali e reading, È docente all’Università di Brescia e formatrice di tecniche partecipative secondo il metodo PVCODE (www.cristinamaurelli.com)


ELLEBÌ, LINO BURLINI

Lino Burlini nasce a Pavia nel 1881, abbraccia fin da giovanissimo le idee socialiste e partecipa attivamente alla vita politica, scrivendo sulla rivista vogherese “L’uomo che ride” (dove si firmava anche come ELLEBÌ), diretta da Ernesto Majocchi, Come giornalista-attivista partecipa a tutte le battaglie civili e alle lotte per i diritti dei lavoratori, delle donne e dei fanciulli. Conosce i grandi personaggi del tempo da Filippo Turati a Claudio Treves, da Pelizza da Volpedo ad Anna Kuliscioff.
Questo è un brano tratto da un suo articolo del 1901 de “L’uomo che ride” sulla necessità della refezione scolastica gratuita:
“Noi vogliamo che i bimbi del povero, quando l’inverno lo costringe inoperoso a una vita miserrima e dolorosa, abbiano il pane assicurato da quella stessa società che lo toglie al padre. (…) Vogliamo che la scuola non sia un incubo per i bambini intirizziti o affamati, ma che in essa collo studio possano trovare il calore e il pane necessario alla salute, alla vita; vogliamo che essi vadano alla scuola come andrebbero presso un’altra famiglia amica ad istruirsi, ad educarsi. Vogliamo che alla scuola, nelle ore di riposo abbiano l’assistenza che non possono avere dalla madre chiamata al lavoro quotidiano, dal padre faticante nei campi. E tutto questo vi par sovversivismo?”
Nel 1907 viene assunto dalla Società Umanitaria e si dedica anima e corpo alla Casa dell’Emigrante di cui è Dirigente. Sono suoi alcuni intensi resoconti sull’organizzazione della Casa e sui problemi legati all'emigrazione e all'accoglienza in città.
Questo è un sintetico resoconto del 1909:
"Noi conosciamo un esercito immenso di emigranti e con essi una teoria infinita di miserie e di valori e di brevi speranze e di rapidi disinganni, e di soprusi e di truffe (di padroni, di locandieri, di compagni di lavoro e di compagni di viaggio); gente che va fuori di patria a far tutto armata sol di braccia, di forza e di volontà e di bisogno di risparmiare, di mandare denari alla famiglia lontana, finché un muro, una mina, il grisou, una carrozza ferroviaria, non la rimandi a casa mutilata, umiliata, inutile cosa a sé e agli altri. E quei che tornano sani – per fortuna sono la grande maggioranza – ne han negli occhi la tragica visione e anche il presentimento e il timore angoscioso di una simile fine. Se non temessi di essere frainteso, direi che uno aspetto tutto nuovo dell’emigrazione mi si è qui manifestato, direi l’aspetto interiore, quello che non apparirà mai a chi l’emigrazione segue soltanto nelle scritture, siano pure dei competenti".
Dopo la Prima Guerra Mondiale passa alla Segreteria Generale. Con l’avvento del fascismo, viene licenziato. Nel 1944 fonda il CLN di Rho e nel 1945 viene eletto nel Comune di Rho. Muore nel 1947.


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