Data:
11-10-2019 18:30 - 22:30

Descrizione

Un nuovo appuntamento con la rassegna “Il cinema russo tra due secoli. La cinematografia della Mosfil’m dal 1925 ai giorni nostri”, organizzata dalla Ficc in collaborazione con la Cineteca Sarda, il Centro russo in Sardegna e l’Ersu.

Venerdì 11 ottobre alle 18.30 sarà proiettata la prima parte del film “Ivan il terribile” di Sergej M. Ejzenstein (1945, 96’).

La seconda parte, “Ivan il terribile – La congiura dei boiardi” (1946, 88’), inizierà alle 20.30.

Introdurrà il film Giannarita Mele (Università di Cagliari).

Ingresso libero e gratuito.






SCHEDA DEL FILM

Ivan Groznyj

(URSS 1943-1946, 1945 prima parte ‒ Ivan il terribile, 1958 seconda parte ‒ La congiura dei boiardi, bianco e nero/colore, 183m); regia: Sergej M. Ejzenštejn; produzione: Alma-Ata/Mosfil′m; sceneggiatura: Sergej M. Ejzen-štejn; fotografia: Eduard Tissé, Andrej Moskvin; scenografia: Iosif Špinel′; costumi: Lidija Naumova; coreografie: Rostislav Zacharov; musica: Sergej Prokof′ev.

Prima parte. Anno 1547. Nella Cattedrale dell'Assunzione del Cremlino l'arcivescovo Pimen incorona il grande principe moscovita Ivan Vasil′evič conferendogli il titolo di zar e sovrano di tutte le Russie. L'incoronazione suscita malcontento negli ambasciatori europei e preoccupazione da parte dei boiardi, potenti principi ai cui abusi Ivan dichiara di voler mettere fine; in particolare scatena le ire della zia di Ivan, la boiarda Evfrosin′ja Starickaja, il cui figlio, l'inetto Vladimir, ambisce a sua volta al trono. Durante il matrimonio tra Ivan e Anastasija, Evfrosin′ja cerca di corrompere il principe Kurbskij, amico intimo di Ivan. La donna provoca poi l'incendio di Mosca e sparge la voce che ciò sia opera della zarina. Il popolo indignato fa irruzione al Cremlino, ma Ivan reprime la sommossa e dichiara guerra ai tartari, che da più di tre secoli costituiscono una minaccia per la Russia. Dopo la conquista della città di Kazan′, Ivan finge di essere ammalato e chiede ai boiardi di giurare fedeltà al figlio Dmitrij, di soli sei mesi. Evfrosin′ja esige invece che essi giurino fedeltà a Vladimir; Kurbskij è indeciso, ma poi prende le parti dello zar e della zarina, di cui è segretamente innamorato. Lo zar 'guarisce' improvvisamente e dà inizio alla guerra contro la Livonia per il controllo dello sbocco sul mar Baltico, dopo aver nominato Kurbskij comandante in capo dell'esercito. Per indebolire lo zar, Evfrosin′ja avvelena Anastasija. Durante il funerale della zarina, sulla cui tomba ha giurato vendetta nei confronti dei traditori, Ivan scopre il complotto di Kurbskij con il sovrano polacco Sigismondo e la fuga all'estero organizzata da parte di molti boiardi. Lo zar riunisce quindi alcuni suoi fedeli, tra cui i Basmanov padre e figlio, si ritira insieme a loro nella sua residenza di campagna e abdica. Temendo la guerra intestina con i boiardi, il popolo si reca in processione da Ivan e lo invita a riappropriarsi del trono: Ivan acquisisce così un potere illimitato.

Seconda parte. Anno 1554. Ivan fa ritorno a Mosca, minaccia di punire i boiardi per la disubbidienza dimostrata nei suoi confronti e istituisce l'opričnina, un corpo di guardie private che operano al di fuori dei limiti della legge. A capo dell'opričnina egli pone il fedele Aleksej Basmanov. Fëdor Kolyčëv, amico d'infanzia di Ivan, decide di abbracciare il sacerdozio per diventare metropolita di Mosca (con il nome di Filippo), a patto di avere il diritto di "intercedere a favore dei condannati". Per diminuire la sua influenza Maljuta, il sicario dello zar, riceve il consenso di Ivan a giustiziare i parenti del metropolita. Nella Cattedrale dell'Assunzione Filippo racconta la storia delle tre vittime del re Nabucodonosor, scinde il potere dello zar da quello della chiesa e rifiuta la benedizione a Ivan. Il metropolita viene arrestato. I boiardi decidono di uccidere lo zar, mentre Evfrosin′ja convince il figlio a diventare 'lo zar dei boiardi'. Ma l'inetto principe Vladimir si lascia sfuggire al cospetto dello zar la notizia del segreto attentato. Ivan si traveste come il cugino e durante la messa del mattino riesce a sfuggire al complotto. Ora lo zar, sia pur sempre più solo, ha le mani libere per intraprendere la guerra nel mar Baltico.

Ivan Groznyj è sostanzialmente un'opera incompiuta: la seconda parte del film venne vietata, mentre il materiale che doveva costituirne la terza parte (Livonskij pochod ‒ La crociata della Livonia) venne distrutto. Il film fu realizzato su ordine diretto di Stalin, che sperava di giustificare la propria politica di repressione facendo ricorso alla figura dello zar Ivan IV, da sempre identificato nella storia russa come il simbolo del dispotismo. Ma Sergej M. Ejzenštejn finì per allontanarsi dall'incarico ufficiale: al pari del metropolita Filippo, si rifiutò di celebrare l'operato del potente autocrate e mostrò invece l'aspetto funesto della sua politica militare. Evitando non solo l'idealizzazione di Ivan, ma semplificandone anche l'impeto, il regista aspirava a rivelare le contraddizioni del personaggio, del suo destino di autocrate e delle più alte norme della 'razionalità statale'. Perciò per il film scelse il registro della 'tragedia della coscienza', ispirandosi alla drammaturgia tragica di Shakespeare e di Puškin (Boris Godunov) e ai romanzi di Dostoevskij. La struttura del film è quella di una polifonia audiovisiva: ogni elemento espressivo (il dialogo, la mimica e la gestualità degli attori, il loro trucco, la musica, le luci e le ombre, gli affreschi sui muri delle scenografie, il colore) è in grado di rimandare a uno o più temi fungendo da 'canale' semantico, oppure a interagire con altri linguaggi. Così le battute demagogiche di Ivan, nel momento in cui vengono pronunciate, appaiono smentite dalla composizione dell'immagine o da un tema musicale. Ciò permise a Ejzenštejn non solo di aggirare la censura (che controllava i testi delle sceneggiature), ma di raggiungere una complessità stilistica che non intacca l'estrema compattezza del film.

Tale polifonia di elementi è stata talvolta fatta oggetto di critiche per le sue qualità 'scarsamente cinematografiche'. La regolare scomponibilità di ogni sequenza costituisce quasi una sorta di 'rinascita della pittura' (e il film utilizza realmente tradizioni ed esperienze della rappresentazione pittorica: dalle icone bizantine e russe alla pittura rinascimentale e barocca, con particolari riferimenti a Michelangelo, Leonardo ed El Greco, fino alle colorite metafore di Juan Gris). Per l'importanza e il ruolo attivo della musica nella sua struttura drammaturgica, il film è stato paragonato anche all'opera lirica, mentre per la stilizzazione e il movimento ritmato degli attori è stato accusato di eccessivi riferimenti al balletto. Ejzenštejn, in Ivan Groznyj così come nei suoi primi film, sperimenta le diverse possibilità del linguaggio cinematografico attraverso lo studio della sua genesi e delle sue prospettive. Grazie al contributo di un compositore come Sergej Prokof′ev, del direttore della fotografia e degli attori, il film è il risultato di una collettività di talenti. Nella carriera di Ejzenštejn, Ivan Groznyj occupa generalmente il secondo posto per importanza dopo Bronenosec Potëmkin. L'influenza del film è rintracciabile nell'opera di numerosi registi di tutto il mondo, da Sergej Paradžanov a Mizoguchi Kenji, da Francis Ford Coppola a Derek Jarman.

Interpreti e personaggi: Nikolaj Čerkasov (zar Ivan IV), Erik Pyr′ev (Ivan bambino), Ada Vojcik (madre di Ivan), Ljudmila Čelikovskaja (zarina Anastasija), Serafima Birman (boiarda Evfrosin′ja Starickaja), Pavel Kadošnikov (suo figlio Vladimir), Michail Nazvanov (principe Andrej Kurbskij), Andrej Abrikosov (Fëdor Kolyčëv, poi metropolita Filippo), Michail Čarov (Maljuta), Amvrosij Bušma (Aleksej Basmanov, capo dell'opričnina), Michail Kuznecov (suo figlio Fëdor), Aleksandr Mgebrov (arcivescovo Pimen), Vladimir Balašov (Pëtr Volynec, zaricida), Pavel Massal′skij (Sigismondo, re di Polonia), Vsevolod I. Pudovkin (Nicola il veggente), Semën Timočenko (ambasciatore della Livonia), Aleksandr Pumnev (uno straniero), Oleg Čakov (cavaliere Enrich Štaden).

di Naum Kleiman - Enciclopedia del Cinema (2004)

[fonte: Treccani]