Data:
18-10-2019 18:30 - 21:30

Descrizione

Ultimo appuntamento in Cineteca Sarda con la rassegna “Il cinema russo tra due secoli. La cinematografia della Mosfil’m dal 1925 ai giorni nostri”, organizzata dalla Ficc in collaborazione con la Cineteca Sarda, il Centro russo in Sardegna e l’Ersu.

Venerdì 18 ottobre alle 18.30 sarà proiettato il film “Sciopero” di Sergej M. Ejzenstein (1925, 70’).

Introdurrà il film Antioco Floris (Università di Cagliari).

Ingresso libero e gratuito.

STAČKA

(URSS 1924, 1925, Sciopero, bianco e nero, 95m a 18 fps); regia: Sergej Ejzenštejn; produzione: Goskino; sceneggiatura: Collettivo Proletkul′t (Sergej Ejzenštejn, Grigorij Aleksandrov, Valerian Pletnëv, Il′ja Kravšunovskij); fotografia: Eduard Tissé; scenografia: Vasilij Rachal′s.

La vicenda è suddivisa in sei atti ("le tappe della lotta") e illustra la genesi di quel movimento spontaneo che, nella Russia degli inizi del ventesimo secolo, ebbe origine dall'indignazione causata dalle condizioni di estrema povertà e dalla violazione dei fondamentali diritti umani, sfociando infine nella protesta da parte degli operai e nella mobilitazione di massa per la libertà politica. In fabbrica tutto è tranquillo…: i dirigenti scoprono il malcontento degli operai e si rivolgono alla polizia, che tiene sotto controllo gli agitatori; durante il riposo domenicale hanno luogo le prime riunioni cospirative che incitano allo sciopero. Motivo dello sciopero: un operaio, ingiustamente accusato di furto da parte di un caporeparto, viene obbligato a pagare una multa; il poveretto, umiliato, si impicca e la dilagante indignazione generale porta alla sospensione del lavoro. Lo sciopero: improvvisa inattività degli operai stanchi; gli scioperanti stilano le rivendicazioni da sottoporre ai padroni della fabbrica; interviene la polizia. Lo sciopero continua: tra gli operai ha inizio una crisi; la polizia dà la caccia alle 'belve rosse'; i dirigenti rifiutano di considerare le richieste degli scioperanti; la polizia induce al tradimento uno degli attivisti. La provocazione nel caos: la polizia assolda la 'teppaglia', tra cui accattoni e provocatori; durante la manifestazione degli operai alcuni agitatori danno fuoco alla bottega d'un vinaio; l'incendio fa sì che i dimostranti si disperdano e i loro capi vengano arrestati. Soppressione: i cosacchi fanno irruzione nelle case degli operai e massacrano gli scioperanti; in tutto il paese, sommerso da un'ondata di repressione, echeggiano gli spari delle fucilazioni.

Stačka, esordio cinematografico di Sergej Ejzenštejn, è la prima parte della cosiddetta 'trilogia della rivoluzione', che comprende i successivi Bronenosec Potëmkin e Oktjabr′ (Ottobre, 1927). Nel film, che rifiuta completamente la struttura narrativa tradizionale, trovano espressione le percezioni e le pulsioni sociali che caratterizzarono il primo periodo di sviluppo dell'Unione Sovietica: l'adirata negazione del dispotismo, la fiducia nel raggiungimento della giustizia attraverso i metodi di lotta, la certezza che il popolo sia costituito non soltanto da martiri, ma che tutti possano invece contribuire a creare la Storia. Queste posizioni producono una visione innovatrice per quanto riguarda l'estetica dello spettacolo cinematografico.

La dettagliata elaborazione di ogni contesto, l'attenzione per i particolari, l'impatto conflittuale tra i primi piani e i campi lunghi sono i mezzi di una "drammaturgia estranea alla fabula" che Ejzenštejn definisce soprattutto attraverso il 'montaggio delle attrazioni'. Grazie al parallelismo e agli accostamenti tra le immagini, lo spettatore riesce a comprendere appieno il senso soggiacente a ogni evento rappresentato, da quelli più drammatici (la dispersione dei manifestanti o le atrocità commesse dai cosacchi) a quelli dalle tonalità comico-satiriche (la riunione degli azionisti). I personaggi principali e secondari rivestono nel film la medesima importanza, mentre il loro aspetto viene rivelato in modo preciso (e facilmente identificabile da parte dallo spettatore) attraverso i tratti caratteristici di un determinato gruppo sociale di appartenenza. La varietà di queste 'maschere sociali' permette così di individualizzare la massa, producendone un dettagliato affresco. Nella rappresentazione delle varie tipologie dei personaggi (interpretati da non professionisti, ma anche da attori del teatro Proletkul′t) viene utilizzata un'ampia gamma di espedienti stilistici ‒ dal ritratto realistico (gli operai) allo stereotipo da manifesto (il padrone della fabbrica), fino ad arrivare alla caricatura (gli agenti, gli appartenenti al lumpenproletariat).

Accanto alla ricostruzione della cronaca, nel film ritroviamo elementi tipici del poliziesco (il pedinamento dei leader dello sciopero), della commedia eccentrista (il travestimento degli sbirri, 'il regno della teppaglia'), del grandguinol (il disordine dello sciopero). La struttura documentaristica del film (le riprese in ambienti reali, il rifiuto delle scenografie e del trucco per gli interpreti) si rafforza nel valore metaforico delle immagini e del loro montaggio (gli sbirri visti come bestie, le abitazioni dei provocatori come luoghi infernali, l'eccidio degli operai come un macello). Stačka utilizza inoltre in modo creativo molti elementi dell'arte sovietica contemporanea: la disposizione sulla scena e l'espressività degli attori tipiche degli spettacoli teatrali di Vsevolod Mejerchol′d o dello stesso Ejzenštejn; lo stile delle riprese e gli elementi di montaggio che caratterizzano i documentari Kinopravda (1922-1923) di Dziga Vertov; le innovazioni di David W. Griffith in Intolerance; la grafica e la fotografia (in particolare di Aleksandr Rod-čenko). Il film, tuttavia, è profondamente legato anche alla cultura internazionale: in particolare, tra le sue fonti vanno segnalati i fondamenti della drammaturgia di Ben Johnson, le maschere della commedia dell'arte, le caricature di Grandville, il romanzo naturalista di Émile Zola. Insieme ai primi film di Lev Kulešov (Neobyčajnye priključenija Mistera Vesta v strane bol′ševikov) e di Dziga Vertov (Kinoglaz, 1924), Stačka segnò la nascita dell'avanguardia cinematografica in URSS e stabilì molti di quelli che sarebbero stati i tratti distinti del cinema sovietico fino agli anni Trenta.

Interpreti e personaggi: Ivan Kljukvin (attivista), Aleksandr Antonov (operaio, membro del comitato di sciopero), Michail Gomorov (operaio con la fisarmonica), Konstantin Kočin (operaio con il samovar), Miča Mamin (suo figlio), Daniil Antonovič-Bud′ko (operaio suicida), Sergej Tumanov (operaio), Aleksandr Lëvšin (membro del comitato di sciopero, traditore), Vera Janukova, Ol′ga Ivanova, Borisova, Kuznecova (mogli degli operai), Pavel Grajver (maggior azionista), V. Poltorackij (azionista minoritario), P. Beljaev (terzo azionista), Vasilij Čaruev (direttore della fabbrica), Grigorij Aleksandrov, L. Alekseev (artigiani), I. Ivanov (capo della polizia segreta), Maksim Štrauch (sbirro 'Bulldog'), Arkadij Kurbatov (sbirro 'Lisa'), P. Malik (sbirro 'Martyčka'), Janyčevskij (sbirro 'Sova'), Boris Jurcev ('re della teppaglia'), Judif′ Glizer ('regina della teppaglia'), operai della fabbrica di Kolomenskij, moscoviti.

BIBLIOGRAFIA

I. Montagu, Strike, in "Sight & Sound", n. 2, Autumn 1956.

P. Duboeuf, Les enfants umiliés, in "Cahiers du cinéma", n. 188, mars 1967.

M. Martin, Enfin Eisenstein vint…, in "Cinéma 67", n. 114, mars 1967.

M. Orsoni, 'Sciopero', opera prima di Eisenstein, in "Cineforum", n. 81, gennaio 1969.

Ph. Pillard, La grève, in "La revue du cinéma", n. 244, novembre 1970.

P. Bonitzer, Le système de 'La grève', in "Cahiers du cinéma", n. 226-227, janvier-février 1971.

Sceneggiatura: in "Iskusstvo kino", n. 11, 1981.

[FONTE: Treccani.it]