{"id":16778,"date":"2025-11-20T15:21:09","date_gmt":"2025-11-20T14:21:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.umanitaria.it\/milano\/?page_id=16778"},"modified":"2025-12-03T15:58:00","modified_gmt":"2025-12-03T14:58:00","slug":"la-germania-divisa-il-dopoguerra-tra-est-e-ovest","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.umanitaria.it\/milano\/approfondimenti-umanitaria\/la-germania-divisa-il-dopoguerra-tra-est-e-ovest\/","title":{"rendered":"La Germania divisa. Il dopoguerra tra Est e Ovest."},"content":{"rendered":"\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><em>Cinema e Storia 2025 &#8211; 2026<\/em><\/h2>\n\n\n\n<p>La Germania uscita dalla Seconda guerra mondiale si trov\u00f2 ad incarnare, pi\u00f9 di ogni altro paese europeo, la frattura della nuova Europa. Il secondo seminario di Cinema e Storia 2025 \u2013 2026 ha ricostruito questo doppio percorso, dal consolidarsi della Repubblica Federale Tedesca (RFT) all\u2019esperienza della Repubblica Democratica Tedesca (DDR), esplorando come cinema e letteratura abbiano restituito la complessit\u00e0 di due memorie intrecciate.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-9d6595d7 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\" style=\"flex-basis:33.33%\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"865\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/www.umanitaria.it\/milano\/wp-content\/uploads\/sites\/6\/2025\/11\/Mappa-Germania-divisa-865x1024.webp\" alt=\"\" class=\"wp-image-16779\" srcset=\"https:\/\/www.umanitaria.it\/milano\/wp-content\/uploads\/sites\/6\/2025\/11\/Mappa-Germania-divisa-865x1024.webp 865w, https:\/\/www.umanitaria.it\/milano\/wp-content\/uploads\/sites\/6\/2025\/11\/Mappa-Germania-divisa-253x300.webp 253w, https:\/\/www.umanitaria.it\/milano\/wp-content\/uploads\/sites\/6\/2025\/11\/Mappa-Germania-divisa-768x909.webp 768w, https:\/\/www.umanitaria.it\/milano\/wp-content\/uploads\/sites\/6\/2025\/11\/Mappa-Germania-divisa.webp 1075w\" sizes=\"auto, (max-width: 865px) 100vw, 865px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\" style=\"flex-basis:66.66%\">\n<p>Il primo intervento, a cura del Prof. <strong>Marco Salbego<\/strong>, ha proposto un viaggio nella memoria della Germania occidentale attraverso l\u2019opera monumentale <strong><em>Heimat<\/em><\/strong> di <strong>Edgar Reitz<\/strong>. Il ciclo di film, composto da unidici pellicole realizzate tra il 1979 e 1982, ripercorre la storia di una famiglia tedesca tra il 1919 e il 1979, intrecciando vicende private e grandi eventi collettivi. La scelta di Reitz di intitolare il suo ciclo di film <em>Heimat<\/em> non \u00e8 casuale, ma si pone in consapevole contrapposizione al film americano <strong><em>Holocaust<\/em><\/strong> (1977). Quest\u2019ultimo aveva avuto un grande successo internazionale, portando per la prima volta il grande pubblico televisivo a confrontarsi con l\u2019orrore dell\u2019Olocausto. Tuttavia, raccontava la tragedia tedesca dal punto di vista esterno, cio\u00e8 attraverso uno sguardo americano e una struttura narrativa tipica del melodramma hollywoodiano. Il male nazista \u00e8 rappresentato con figure caricaturali e mostruose, mentre la societ\u00e0 tedesca resta sullo sfondo, semplificata e priva di profondit\u00e0. Reitz, con i suoi film, vuole invece restituire ai tedeschi la propria memoria, andando oltre la visione proposta da <em>Holocaust<\/em>, mostrando la vita quotidiana delle persone comuni, che non si percepivano come protagoniste della Storia, ma che, con le loro scelte e i loro silenzi, ne facevano comunque parte. In <em>Heimat<\/em> non \u00e8 negato n\u00e9 minimizzato l\u2019Olocausto ma, al contrario, \u00e8 riconosciuto e condannato con fermezza, rappresentandolo per\u00f2 in maniera meno spettacolare e pi\u00f9 riflessiva. Reitz inserisce questa tragedia nel contesto pi\u00f9 ampio della memoria e dell\u2019identit\u00e0 tedesca, per capire come la societ\u00e0 abbia potuto generare e accettare il male. Mentre <em>Holocaust<\/em> punta <strong>sull\u2019impatto emotivo e sul giudizio morale<\/strong>, <em>Heimat<\/em> cerca una <strong>comprensione critica e autocosciente<\/strong>, interrogandosi sul legame tra patria e appartenenza, tra responsabilit\u00e0 individuale e destino collettivo. Tramite un\u2019analisi di alcune scene chiave, il docente ha mostrato come sia utilizzata la <strong>microstoria<\/strong> per esplorare il <strong>consenso<\/strong> e il <strong>conformismo<\/strong> che permisero l\u2019ascesa del nazismo. Il film, infatti, non racconta il regime dall\u2019alto, ma dal basso, mostrando la quotidianit\u00e0 di chi, pur non essendo carnefice, accett\u00f2 passivamente il sistema. In questo senso, il concetto di \u201c<strong>Mitll\u00e4ufer<\/strong>\u201d \u2013 colui che \u201ccorre con gli altri\u201d \u2013 diventa simbolo del <strong>conformismo morale<\/strong> che attravers\u00f2 la societ\u00e0 tedesca.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<p>Nella II parte del suo intervento, il Prof. Salbego ha collegato questa analisi alla <strong>Germania del dopoguerra<\/strong>, evidenziando come, sotto il cancellierato di <strong>Adenauer<\/strong>, si sia costruita una narrazione in cui i tedeschi venivano percepiti pi\u00f9 come <strong>vittime<\/strong> che come <strong>responsabili<\/strong> del nazismo. Il <strong>miracolo economico<\/strong> e la spinta verso il futuro resero il passato un argomento scomodo, lasciando irrisolte molte ferite morali. Tuttavia, i <strong>movimenti giovanili<\/strong> degli anni Sessanta e la produzione cinematografica successiva, proprio come in <strong><em>Heimat 2<\/em><\/strong>, hanno riaperto quel confronto, proponendo una riflessione collettiva sulla <strong>colpa <\/strong>e sulla <strong>memoria<\/strong>. Il relatore ha concluso ricordando che la <strong>rielaborazione del passato non \u00e8 mai definitiva<\/strong>: ancora oggi, in Germania, emergono <strong>tendenze revisioniste<\/strong> che interrogano la memoria dell\u2019Olocausto e la responsabilit\u00e0 storica del paese.<\/p>\n\n\n\n<p>La seconda parte del seminario, condotta dalla Prof.ssa <strong>Luciana Bramati<\/strong>, ha spostato lo sguardo verso la <strong>Repubblica Democratica Tedesca<\/strong> e il sistema di controllo della <strong>Stasi<\/strong>, analizzando il <strong>rapporto tra memoria e illusione socialista<\/strong> attraverso il cinema e la letteratura. Ha avviato la sua discussione partendo dal film <strong><em>Good bye Lenin!<\/em><\/strong> (2003) di <strong>Wolfgang Becker<\/strong>, simbolo della cosiddetta \u201c<strong>Ostalgie<\/strong>\u201d, quella nostalgia per la vita nell\u2019est ormai scomparsa. Attraverso la vicenda di una famiglia che finge di mantenere intatta la DDR per non turbare la madre malata, il film racconta con ironia e malinconia <strong>la fine di un mondo ideale e mai realizzato<\/strong>. L\u2019ascesa di <strong>Gorbaciov<\/strong> e le riforme \u201c<strong>Glasnost<\/strong>\u201d e \u201c<strong>Perestroika<\/strong>\u201d fanno da sfondo al <strong>crollo del Muro<\/strong> e delle illusioni: il socialismo, ha spiegato la docente, porta con s\u00e9 un\u2019ambivalenza profonda \u2013 <strong>aspirazione alla giustizia sociale<\/strong> e, al tempo stesso, <strong>negazione della libert\u00e0 individuale<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Accanto al film di Becker, la relatrice ha analizzato <strong><em>Le vite degli altri<\/em><\/strong> (2006) di <strong>Florian Henckel Von Donnersmarck<\/strong>, che mostra il <strong>controllo capillare della Stasi<\/strong> sugli artisti e intellettuali. La figura del <strong>capitano Wiesler<\/strong>, spia che si trasforma da persecutore a protettore del suo \u201csorvegliato\u201d, diventa emblema della <strong>possibilit\u00e0 di redenzione<\/strong> e di una <strong>presa di coscienza morale<\/strong> all\u2019interno del sistema. La riflessione si \u00e8 poi ampliata con il riferimento all\u2019opera letteraria <strong><em>Trama d\u2019infanzia<\/em><\/strong> (1976) e al romanzo <strong><em>Ci\u00f2 che resta<\/em><\/strong> (1990) di <strong>Christa Wolf<\/strong>, autrice che ha vissuto in prima persona il dilemma di chi credeva nel socialismo ma ne denunciava le derive autoritarie. Le sue opere, ha osservato la Prof.ssa Bramati, mostrano il <strong>disagio intellettuale critico<\/strong> in un regime che <strong>controllava il pensiero e puniva il dissenso<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Negli interventi dei due relatori \u00e8 emerso che in entrambe le realt\u00e0, della Germania ovest ed est, il <strong>cinema<\/strong> e la <strong>letteratura<\/strong> hanno avuto un ruolo fondamentale nel restituire complessit\u00e0 alla storia, mostrando come la <strong>memoria<\/strong> non sia mai un blocco unitario, ma un <strong>tessuto in continua trasformazione<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Immagine di copertina<br><\/em><\/strong><em>Bacio fraterno o mortal kiss, di Dimitri Vrubel, conservato nella East Side Gallery. Raffigura il bacio tra il leader sovietico Leonid Breznev e della Germania est Eric Honecker. Murale realizzato nel 1990 e basato su foto del 1979.<\/em><br><\/p>\n\n\n\n<p><em>Cinema e Storia 2025 \u2013 2026 Arti e Storiografia \u00e8 un progetto di formazione per docenti aperto anche alla Cittadinanza, sviluppato dalla Societ\u00e0 Umanitaria in collaborazione con Fondazione Luigi Micheletti di Brescia, IRIS, Istituto Bergamasco per la Storia della Resistenza e dell\u2019Et\u00e0<\/em> <em>Contemporanea \u2013 ETS, Istituto Lombardo di Storia Contemporanea e Istituto Mantovano di<\/em> <em>Storia Contemporanea. L\u2019iniziativa \u00e8 patrocinata dall\u2019Istituto Nazionale \u201cFerruccio Parri\u201d e si<\/em> <em>svolge nell\u2019ambito del Progetto Milanosifastoria, promosso da Comune di Milano e Rete<\/em> <em>Milanosifastoria.<\/em><\/p>\n\n\n\n<div class=\"tag-intro-utility\">\n<div class=\"gb-element-e6ed39a1 border\">\n<p><strong>Per maggiori informazioni<\/strong><\/p>\n\n\n\n<div class=\"supporto\">\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>Telefono: <strong><a href=\"tel:02 5796831\">02.57968344<\/a><\/strong> &#8211; <strong><a href=\"tel:0257968307\">02.57968307<\/a> <\/strong>&#8211; <strong><a href=\"tel:0257968371\">02.57968371<\/a><\/strong><\/li>\n\n\n\n<li>E-mail: <strong><a href=\"mailto:musica@umanitaria.it\">scuole@umanitaria.it<\/a><\/strong><\/li>\n\n\n\n<li>Scopri di pi\u00f9 su <strong><a href=\"https:\/\/www.umanitaria.it\/milano\/attivita-scuole\/processi-di-democratizzazione-in-europa-dopo-il-1945\/\" data-type=\"attivita-scuole\" data-id=\"13967\">Cinema e Storia 2025\/26<\/a><\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cinema e Storia 2025 &#8211; 2026 La Germania uscita dalla Seconda guerra mondiale si trov\u00f2 ad incarnare, pi\u00f9 di ogni altro paese europeo, la frattura della nuova Europa. 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