{"id":16976,"date":"2026-01-03T10:00:00","date_gmt":"2026-01-03T09:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.umanitaria.it\/milano\/?page_id=16976"},"modified":"2026-01-07T14:47:02","modified_gmt":"2026-01-07T13:47:02","slug":"dalla-primavera-di-praga-alla-rivoluzione-di-velluto-larte-come-voce-del-dissenso-nella-cecoslovacchia-comunista","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.umanitaria.it\/milano\/approfondimenti-umanitaria\/dalla-primavera-di-praga-alla-rivoluzione-di-velluto-larte-come-voce-del-dissenso-nella-cecoslovacchia-comunista\/","title":{"rendered":"Dalla Primavera di Praga alla Rivoluzione di Velluto: l\u2019arte come voce del dissenso nella Cecoslovacchia comunista"},"content":{"rendered":"\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><em>Cinema e Storia 2025 &#8211; 2026<\/em><\/h4>\n\n\n\n<p>Dalla \u201cPrimavera di Praga\u201d del 1968 alla stesura della \u201cCharta \u201877\u201d, fino alla Rivoluzione di Velluto\u201d del 1989, la Cecoslovacchia ha rappresentato un laboratorio di idee e di strenui tentativi di democratizzare un sistema ideologicamente chiuso, un Moloch ateo e materialista e, al tempo stesso, intriso di fede collettiva, che anteponeva la vita dello Stato e del Partito a quella del cittadino e della persona umana.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-9d6595d7 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"967\" height=\"600\" src=\"https:\/\/www.umanitaria.it\/milano\/wp-content\/uploads\/sites\/6\/2025\/12\/cecoslovacchia_cinema_01.webp\" alt=\"\" class=\"wp-image-16978\" srcset=\"https:\/\/www.umanitaria.it\/milano\/wp-content\/uploads\/sites\/6\/2025\/12\/cecoslovacchia_cinema_01.webp 967w, https:\/\/www.umanitaria.it\/milano\/wp-content\/uploads\/sites\/6\/2025\/12\/cecoslovacchia_cinema_01-300x186.webp 300w, https:\/\/www.umanitaria.it\/milano\/wp-content\/uploads\/sites\/6\/2025\/12\/cecoslovacchia_cinema_01-768x477.webp 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 967px) 100vw, 967px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Folla<em> di dimostranti che circondano alcuni carri armati sovietici durante i primi giorni dell&#8217;invasione<\/em><\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<p><br>Attraverso una serie di interventi storici, letterari e cinematografici, i partecipanti sono stati accompagnati a scoprire un paese che ha vissuto una continua tensione tra il desiderio di cambiamento e il peso della repressione. Il Prof. <strong>Simone Campanozzi<\/strong> ha aperto il seminario con una panoramica storica che ha affrontato la svolta comunista del <strong>1948<\/strong>, quando la Cecoslovacchia divenne parte integrante del blocco sovietico, perdendo la possibilit\u00e0 di intraprendere un cammino democratico e libertario. Nel suo intervento, ha ripercorso le principali tappe di quel periodo: dall\u2019instaurazione del regime comunista e dalle prime tensioni interne, fino al <strong>1968<\/strong>, quando la Primavera di Praga cerc\u00f2 di spingere il paese verso una riforma politica e una maggiore libert\u00e0 sociale, con <strong>Alexander Dubcek <\/strong>al comando del Partito Comunista, impegnato nella creazione di un \u201c<strong>socialismo con volto umano<\/strong>\u201d, tentativo di combinare i valori socialisti con un maggiore rispetto delle libert\u00e0 individuali e collettive. Tuttavia, la speranza di un cambiamento, fu brutalmente spezzata dall\u2019invasione sovietica, che il 20 agosto 1968 \u2013 tra lo sconcerto generale \u2013 stronc\u00f2 ogni possibilit\u00e0 di riforma. <\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<p>Molti cittadini reagirono con forme di resistenza civile, spontanee e non violente. Nella citt\u00e0 si improvvisarono blocchi stradali e barricate con tram, autobus e automobili: vennero rimossi o invertiti i cartelli stradali per disorientare le truppe; sui muri comparvero slogan e scritte, tra cui una domanda, semplice e autentica: \u201cperch\u00e9 siete qui?\u201d. Accanto ai tentativi di dialogo con i soldati, si svilupparono anche gesti di resistenza morale e disobbedienza quotidiana. A questa prima reazione diffusa seguirono, nei mesi successivi, proteste sempre pi\u00f9 radicali, tra cui il gesto estremo di <strong>Jan Palach<\/strong>, il giovane studente che si diede fuoco in Piazza San Venceslao per denunciare l\u2019occupazione e l\u2019assenza di libert\u00e0. Questo atto simbolico, simile a quello compiuto da Thich Quang Duc nel giungo del \u201963 a Saigon, in Vietnam, ha incarnato la determinazione di un popolo che non si \u00e8 mai arreso, nemmeno di fronte all\u2019aggressivit\u00e0 di un regime totalitario.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo la repressione del 1968, il dissenso in Cecoslovacchia assunse nuove forme, spostandosi dal piano delle proteste di piazza a quello della denuncia civile e della rivendicazione giuridica. Nel 1977 nacque la \u201cCharta \u201877\u201d, iniziativa promossa da un gruppo di intellettuali, artisti e cittadini comuni per chiedere al regime il rispetto degli impegni assunti con la firma dell\u2019<strong>Atto finale di Helsinki <\/strong>del 1975, che prevedeva la tutela dei diritti umani e delle libert\u00e0 fondamentali. A innescare la protesta fu una condanna di alcuni membri del gruppo rock underground <em>The Plastic People of the Universe<\/em>, arrestati per \u201ccomportamento antisocialista\u201d e divenuti simbolo della repressione culturale. Il documento, redatto in forma di appello civile, denunciava il divario tra gli obblighi sottoscritti a livello internazionale e la realt\u00e0 interna del Paese, richiamando l\u2019attenzione dell\u2019opinione pubblica su violazioni sistematiche dei diritti. Tra i primi firmatari figuravano <strong>V\u00e1clav Havel<\/strong>, <strong>Ludv\u00edk Vacul\u00edk<\/strong>, il filosofo <strong>Jan Pato\u010dka<\/strong>, il poeta <strong>Jaroslav Seifert<\/strong> (futuro premio Nobel per la letteratura) e lo scrittore <strong>Pavel Kohou<\/strong>t: voci diverse ma unite dalla volont\u00e0 di affermare la dignit\u00e0 della persona contro l\u2019arbitrio del potere. Al centro dell\u2019esposizione, la figura di <strong>V\u00e1clav Havel<\/strong>, con particolare attenzione alla sua idea di opposizione al regime, intesa non semplicemente come gesto politico, ma come forma di resistenza morale ed etica contro la menzogna e la repressione. Protagonista di quella stagione di impegno civile, Havel divenne presidente della Cecoslovacchia nel 1989, incarnando il sogno di un paese libero dalla dittatura.<\/p>\n\n\n\n<p>Immancabile l\u2019affondo dedicato a uno dei pi\u00f9 grandi e noti scrittori cecoslovacchi, <strong>Milan Kundera<\/strong>, sviluppato attraverso due opere emblematiche della sua produzione. Nel romanzo <em>Lo scherzo<\/em>, la storia del protagonista Ludwig, espulso dall\u2019universit\u00e0 nel 1950 per un\u2019innocente ironia a sfondo politico, diventa metafora della societ\u00e0 cecoslovacca stalinista, in cui ogni minima dissonanza rispetto alla linea del Partito poteva condurre alla rovina personale e sociale. La riflessione ha messo in luce come, in un contesto dominato dalla menzogna, la verit\u00e0 assuma un valore esistenziale, e come ogni gesto di ribellione, per quanto lieve, fosse destinato a fallire o a essere travisato. Accanto a questa lettura, \u00e8 stato analizzato il film <em>L\u2019insostenibile leggerezza dell\u2019essere<\/em> di <strong>Philip Kaufman<\/strong>, tratto dall\u2019omonimo e celebre romanzo della maturit\u00e0 di Kundera: un\u2019opera che, intrecciando biografia, politica e filosofia, esplora la tensione tra scelta individuale e responsabilit\u00e0 collettiva nella Cecoslovacchia della Primavera di Praga.<\/p>\n\n\n\n<p>A seguire, la Prof.ssa <strong>Bramati <\/strong>ha proseguito il seminario con una riflessione sul cinema cecoslovacco, un aspetto fondamentale della cultura di resistenza del paese. Ha concentrato l\u2019attenzione sulla <strong>Nuova Onda<\/strong> cecoslovacca, un movimento cinematografico che si svilupp\u00f2 negli anni Sessanta, e che riusc\u00ec, nonostante l\u2019asfissiante controllo del regime, a proporsi come una forma di espressione indipendente e critica. Questo movimento si distinse per l\u2019uso innovativo del montaggio associativo e per la capacit\u00e0 di fondere l\u2019avanguardia visiva con una forte critica sociale, spesso veicolata attraverso un\u2019<strong>ironia grottesca e paradossale<\/strong>, che permetteva di smascherare le contraddizioni del sistema senza ricorrere a una denuncia diretta. Registi come <strong>Milo\u0161 Forman<\/strong> e <strong>Ji\u0159\u00ed Menzel<\/strong> realizzarono film che riflettevano le tensioni e le assurdit\u00e0 della Cecoslovacchia di quegli anni, proponendo una visione del mondo che cozzava con la rigidit\u00e0 ideologica del realismo socialista. <br>L\u2019uso del grottesco e del <strong>tragicomico <\/strong>divenne uno strumento fondamentale per raccontare l\u2019alienazione dell\u2019individuo, l\u2019ipocrisia del potere e l\u2019oppressione trasformando situazioni apparentemente quotidiane in potenti allegorie politiche. In questo quadro, la Prof.ssa Bramati ha approfondito l\u2019analisi di alcune opere emblematiche capaci di sintetizzare in modo esemplare il rapporto tra creazione artistica, censura e dissenso. Al centro dell\u2019attenzione \u00e8 stato posto il film <em>Le margheritine<\/em> (Sedmikr\u00e1sky, 1966) di <strong>V\u011bra Chytilov\u00e1<\/strong>, una delle opere pi\u00f9 radicali e provocatorie della Nuova Onda cecoslovacca. <br>Attraverso la figura di due giovani protagoniste che mettono in scena un comportamento surreale e anarchico, giocoso e distruttivo, il film smaschera l\u2019ipocrisia morale e l\u2019autoritarismo del sistema, utilizzando un linguaggio visivo frammentato, sperimentale e deliberatamente irriverente.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-9d6595d7 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<p>Proprio per il suo carattere sovversivo e per la critica implicita all\u2019ordine costituito, il film della Chytilov\u00e1 fu censurato e ritirato dalla circolazione, diventando simbolo di un cinema che rifiutava ogni forma di disciplinamento ideologico. Accanto al cinema, \u00e8 stato dato ampio spazio anche all\u2019animazione, considerata una delle forme pi\u00f9 sottili e potenti di resistenza culturale. In particolare, \u00e8 stato analizzato <em>La mano<\/em> (Ruka 1965) di<strong> Ji\u0159\u00ed Trnka<\/strong>, autentico capolavoro dell\u2019animazione cecoslovacca e straordinaria allegoria della condizione dell\u2019artista sotto un regime totalitario. Nel cortometraggio, una misteriosa mano autoritaria costringe un umile scultore a piegare la propria creativit\u00e0 ai dettami del potere, fino a distruggerne la libert\u00e0 e, infine, la vita stessa. L\u2019opera si configura come una vera e propria apologia della libert\u00e0 artistica e come una denuncia esplicita della violenza esercitata dallo Stato sull\u2019individuo; non a caso, il film fu immediatamente proibito e Trnka sub\u00ec pesanti pressioni politiche. A completamento del percorso, Bramati ha proposto l\u2019analisi di <em>Una gallina dipinta male<\/em> (1963) di <strong>Ji\u0159\u00ed Brde\u010dka<\/strong>, cortometraggio animato che, attraverso un umorismo surreale e apparentemente leggero, riflette sul conformismo e sull\u2019imposizione di modelli estetici e ideologici dall\u2019alto.<\/p>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1920\" height=\"1080\" src=\"https:\/\/www.umanitaria.it\/milano\/wp-content\/uploads\/sites\/6\/2025\/12\/Ruka_1.mp4.00_00_32_00.Immagine001.webp\" alt=\"\" class=\"wp-image-16983\" srcset=\"https:\/\/www.umanitaria.it\/milano\/wp-content\/uploads\/sites\/6\/2025\/12\/Ruka_1.mp4.00_00_32_00.Immagine001.webp 1920w, https:\/\/www.umanitaria.it\/milano\/wp-content\/uploads\/sites\/6\/2025\/12\/Ruka_1.mp4.00_00_32_00.Immagine001-300x169.webp 300w, https:\/\/www.umanitaria.it\/milano\/wp-content\/uploads\/sites\/6\/2025\/12\/Ruka_1.mp4.00_00_32_00.Immagine001-1024x576.webp 1024w, https:\/\/www.umanitaria.it\/milano\/wp-content\/uploads\/sites\/6\/2025\/12\/Ruka_1.mp4.00_00_32_00.Immagine001-768x432.webp 768w, https:\/\/www.umanitaria.it\/milano\/wp-content\/uploads\/sites\/6\/2025\/12\/Ruka_1.mp4.00_00_32_00.Immagine001-1536x864.webp 1536w\" sizes=\"auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\"><em>Frame estratto dal cortometraggio d&#8217;animazione La mano (1965) di Ji\u0159\u00ed Brde\u010dka. <br>La mano, allegoria del potere autoritario, controlla, impone e soffoca la libert\u00e0 individuale e artistica.<\/em><\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<p> L\u2019ambientazione \u00e8 quella di una scuola, in cui un disegno di gallina realizzato in modo non convenzionale diventa oggetto di giudizio e di stigmatizzazione. Tramite questa situazione apparentemente semplice, il cortometraggio riflette sul meccanismo dell\u2019imposizione di modelli estetici e cognitivi rigidi, mostrando come ci\u00f2 che non rientra nei canoni prestabiliti venga automaticamente bollato come sbagliato. L\u2019animazione si trasforma cos\u00ec in una sottile allegoria del conformismo ideologico, denunciando la violenza simbolica esercitata da un sistema educativo e culturale che soffoca la creativit\u00e0 individuale e la libert\u00e0 di espressione fin dalle sue forme pi\u00f9 elementari.<\/p>\n\n\n\n<p>Il cinema e la letteratura sono stati cos\u00ec strumenti vitali per mantenere intatta la memoria di un popolo che non ha mai rinunciato e smesso di lottare per la libert\u00e0, anche quando le circostanze sembravano segnare una sconfitta definitiva.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Cinema e Storia 2025 \u2013 2026 Arti e Storiografia \u00e8 un progetto di formazione per docenti aperto anche alla Cittadinanza, sviluppato dalla Societ\u00e0 Umanitaria in collaborazione con Fondazione Luigi Micheletti di Brescia, IRIS, Istituto Bergamasco per la Storia della Resistenza e dell\u2019Et\u00e0<\/em> <em>Contemporanea \u2013 ETS, Istituto Lombardo di Storia Contemporanea e Istituto Mantovano di<\/em> <em>Storia Contemporanea. L\u2019iniziativa \u00e8 patrocinata dall\u2019Istituto Nazionale \u201cFerruccio Parri\u201d e si<\/em> <em>svolge nell\u2019ambito del Progetto Milanosifastoria, promosso da Comune di Milano e Rete<\/em> <em>Milanosifastoria.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em><strong>Foto di copertina<\/strong>: Manifestazione durante la Primavera di Praga. Foto di Carlo Leidi conservata in copia presso l\u2019Archivio fotografico dell\u2019Isrec Bergamo \u2013 ETS.<\/em><\/p>\n\n\n\n<div class=\"tag-intro-utility\">\n<div class=\"gb-element-e6ed39a1 border\">\n<p><strong>Per maggiori informazioni<\/strong><\/p>\n\n\n\n<div class=\"supporto\">\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>Telefono: <strong><a href=\"tel:02 5796831\">02.57968344<\/a><\/strong> &#8211; <strong><a href=\"tel:0257968307\">02.57968307<\/a> <\/strong>&#8211; <strong><a href=\"tel:0257968371\">02.57968371<\/a><\/strong><\/li>\n\n\n\n<li>E-mail: <strong><a href=\"mailto:musica@umanitaria.it\">scuole@umanitaria.it<\/a><\/strong><\/li>\n\n\n\n<li>Scopri di pi\u00f9 su <strong><a href=\"https:\/\/www.umanitaria.it\/milano\/attivita-scuole\/processi-di-democratizzazione-in-europa-dopo-il-1945\/\" data-type=\"attivita-scuole\" data-id=\"13967\">Cinema e Storia 2025\/26<\/a><\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cinema e Storia 2025 &#8211; 2026 Dalla \u201cPrimavera di Praga\u201d del 1968 alla stesura della \u201cCharta \u201877\u201d, fino alla Rivoluzione di Velluto\u201d del 1989, la Cecoslovacchia ha rappresentato un laboratorio di idee e di strenui tentativi di democratizzare un sistema ideologicamente chiuso, un Moloch ateo e materialista e, al tempo stesso, intriso di fede collettiva, &#8230; <a title=\"Dalla Primavera di Praga alla Rivoluzione di Velluto: l\u2019arte come voce del dissenso nella Cecoslovacchia comunista\" class=\"read-more\" href=\"https:\/\/www.umanitaria.it\/milano\/approfondimenti-umanitaria\/dalla-primavera-di-praga-alla-rivoluzione-di-velluto-larte-come-voce-del-dissenso-nella-cecoslovacchia-comunista\/\" aria-label=\"Per saperne di pi\u00f9 su Dalla Primavera di Praga alla Rivoluzione di Velluto: l\u2019arte come voce del dissenso nella Cecoslovacchia comunista\">Leggi tutto<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":5,"featured_media":16977,"parent":16655,"menu_order":1,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_seopress_robots_primary_cat":"","_seopress_titles_title":"La rinascita italiana tra dopoguerra e anni 60","_seopress_titles_desc":"Scopri il seminario Cinema e Storia 2025-2026: un percorso tra cinema, letteratura e memoria nell\u2019Italia del dopoguerra.","_seopress_robots_index":"","inline_featured_image":false,"footnotes":""},"class_list":["post-16976","page","type-page","status-publish","has-post-thumbnail"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.umanitaria.it\/milano\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/16976","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.umanitaria.it\/milano\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.umanitaria.it\/milano\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.umanitaria.it\/milano\/wp-json\/wp\/v2\/users\/5"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.umanitaria.it\/milano\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=16976"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/www.umanitaria.it\/milano\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/16976\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":17006,"href":"https:\/\/www.umanitaria.it\/milano\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/16976\/revisions\/17006"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.umanitaria.it\/milano\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/16655"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.umanitaria.it\/milano\/wp-json\/wp\/v2\/media\/16977"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.umanitaria.it\/milano\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=16976"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}