Data:
06-11-2018 16:00 - 17:00

Descrizione

Lezione a cura di Emanuela Chiaravelli, antropologa

Il mito, soprattutto quello archetipico, non è mai un racconto fantastico come talvolta si ritenne, ma un nodo semantico che rapporta diversi significati interconnessi per analogia. Evocando confusamente tramite immagini simboliche, eventi e sconvolgimenti astronomici e climatici realmente avvenuti in un’epoca primordiale in cui, probabilmente, non esisteva neppure il linguaggio, rappresenta la storia esemplare che, selezionando le memorie collettive relative ai valori della stirpe, plasma la popolazione riconnettendola all’ illud tempus dei primordi, in cui vennero sancite e trasmesse le regole comportamentali ritenute indispensabili alla salvaguardia della stessa sopravvivenza.
A questo “Tempo sacro”, Eterno Presente da cui per una misteriosa trasgressione si attivò il dramma del divenire, risalgono quelle che Durkeim definì “le forme elementari della vita religiosa”. Ogni manifestazione di magia o di religiosità (lat. religio, da religare) rappresenterà sempre il tentativo di ricollegarsi a questa fase sacra (= “separata”) in cui l’adesione alla Vita Transpersonale ed Eterna era gioiosa, totale.

Il rito (dal sanscr. rita o rta = “ordine morale cosmico”) nasce come tentativo di tenere sotto controllo, con gesti magico-analogici compiuti secondo schemi prestabiliti, il divenire affinché il sole continui a sorgere all’alba e le giuste sequenze delle stagioni (sanscr. rita) ritmino con esattezza l’apparente percorso dell’astro lungo la “ruota” dell’anno. Così, come si succedono con cadenza periodica i riti dell’aratura, della semina, della maturazione e del raccolto, i riti “di passaggio” scandiscono le tappe della vita umana: nascita, pubertà, matrimonio, morte.
Tatuaggi, prove di coraggio, di forza e di sopportazione del dolore rappresentano l’attestazione sociale dei traguardi definitivamente conseguiti nel corso del processo evolutivo fissato secondo schemi immutabili.
Ogni novità causando uno squilibrio nell’assetto precedente, favorirebbe il rischio dell’irruzione del caos nell’ordine cosmico analogamente a quanto avviene, ogni anno, nel transito tra il vecchio e nuovo ciclo annuale, quando dalla lesione creatasi nel tessuto del tempo, dilagano i morti.

Le tradizioni ritmano analogamente le tappe dell’Anno con festività che, ricollegandosi a riti arcaici, talvolta così cruenti da risultare inaccettabili, ne costituiscono il risvolto profano. Le zucche aranciate come il sole del tramonto che riattualizzano anche in Italia, i riti celtici di Halloween ricordano, ad esempio, i capi mozzati delle vittime dei Re sacri, personificazione del sole agonizzante nella stagione autunnale. Il sangue versato avrebbe sostenuto l’astro nella fase calante come le fiammelle accese nelle zucche incise come teschi. Ad una simbologia analoga alludono, del resto, dolcetti come le fave dei morti o le ossa di zucchero che si mangiano il 2 Novembre. Molte tradizioni adombrano tuttora riti sacrificali veramente arcaici come, tra gli altri, quelli della Morte del Carnevale, pupazzo vegetale pieno di primizie, arso come la Vecchia della Quaresima in ricordo degli olocausti umani che sottolineavano date particolari in cui spesso si mangiavano le carni delle vittime. La stessa Vecchia Befana, retaggio dell’ arcaica divinità dell’Anno che, con le scarpe consunte e rotte, simbolo del percorso dell’anno giunto al termine, porta dolcetti e doni nelle calzine bimbi è una figura sacrificale, come certamente si rivela dietro il carbone: indubbiamente, in origine, questo non espresse la “cattiveria” dei bambini, ma l’allusione all’ olocausto della dea medesima. Il rito vittimario, bruciando il lato vecchio e devitalizzato della divinità dell’Anno, ne avrebbe rigenerato il risvolto giovane, di fanciulla, per un nuovo ciclo.
Simili esempi permettono di comprendere il funzionamento delle dinamiche dell’immaginario antropologico che, non solo consentono agli archetipi di riattualizzarsi allorché una situazione presente li richiami per analogia dal patrimonio delle memorie collettive, ma concorrono ad agevolare la comprensione di certi attuali comportamenti umani apparentemente incoerenti.


quando

date
6 novembre

oraorario
16.00

dovesede 
Sala Affreschi | Via Aldrovandi, 16

bigliettobiglietti
ingresso libero fino ad esaurimento posti

informazionialtre informazioni
tel. 06.3242156 | Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.