L'affaire Polanski

«La vita è una perpetua violenza. Ne so qualcosa. Non solo per aver vissuto qualche tempo negli Stati Uniti, ma per essere rimasto profondamente polacco: quando si nasce in Polonia, all’epoca in cui sono nato io, non si può mai dimenticare la legge della violenza». Roman Polanski
da Stefano Rulli, Flavio De Berardinis, Roman Polanski, l’Unità, Il Castoro, 1995


ROMAN POLANSKI: WANTED AND DESIRED (2008) Trailer 

Samantha Geimer. Servizio fotografico di Roman Polanski del 10 marzo 1977

California. Beverly Hills, I0 marzo 1977. Roman Polanski, l’enfant prodige applaudito e coccolato da tutto il cinema internazionale, il regista che con il film di esordio aveva conquistato la copertina di «Time», ha 44 anni. A Mulloholland Drive, nella villa di Jack Nicholson, fuori per lavoro, riceve Samantha Geimer, giovane modella di nemmeno 14 anni che ha conosciuto ad una festa qualche tempo prima. Vuole farle un servizio fotografico per la rivista francese «Vogue», come aveva fatto con Nastassja Kinskji, indimenticabile protagonista del suo futuro Tess, Golden Globe come miglior attrice esordiente a soli 18 anni. Anche Nastassja è polacca, e anche lei conosce bene la legge della violenza di cui parla Roman. Quella di suo padre Klaus, controversa icona del cinema d’autore europeo a cui Werner Herzog dedicherà il documentario Il mio amico più caro.

SAMANTHA GEIMER dal servizio fotografico di Roman Polanski del 1o marzo 1977

È complicato ricostruire i dettagli di quanto accade nella splendida villa del vicino di casa di Marlon Brando. Ma la dovizia di particolari non ci interessa; quelli, li lasciamo volentieri al cattivo gusto con il quale le testate giornalistiche raccontarono la cronaca. Samantha Geimer dichiarò che Polanski, dopo aver fatto largo uso di alcool e droga, l’assalì, e  nonostante le sue proteste, le usò violenza. Pare che Anjelica Huston, rientrata anticipatamente, si accorse che qualcosa non andava. Batté forte le mani sulla porta e chiese a Roman se andava tutto bene. Salvo poi rinunciare ad entrare dopo le sue rassicurazioni giunte dall’interno.

Foto segnaletica di Roman Polanski
Il regista dichiarò che la ragazzina era consenziente. Per evitarle la deposizione in tribunale, l’avvocato della Geimer propose il patteggiamento. La difesa e il giudice accettarono. Cinque, dei sei capi d’accusa, caddero. Polanski si dichiarò colpevole di aver intrattenuto rapporti sessuali illeciti con una minorenne. Considerata l’età della vittima venne prescritta una perizia psichiatrica. Polanski avrebbe trascorso 90 giorni di detenzione nella prigione di stato di Chino, in California. Ma dopo solo 42 giorni viene rilasciato. La pena era stata convertita con la condizionale, senza detenzione. Dopo una conversazione con il vice procuratore distrettuale, il giudice cambia idea e fa sapere agli avvocati di Polanski che lo vuole in galera.

Foto segnaletica di Roman Polanski (1977)

Il primo febbraio del 1978 il regista lascia gli Stati Uniti e fugge in Europa, prima in Inghilterra e poi in Francia, a Parigi. Gli Stati Uniti chiederanno l’estradizione. La Francia non accetterà. Allo scrittore e giornalista Martin Amis, un anno dopo, in un’intervista rilasciata nel suo lussuoso appartamento tra gli Champs Elisée e la Senna, Roman Polanski racconterà così i momenti successivi al suo arresto: «mentre andavo dalla stazione di polizia all’hotel, i giornali ne stavano già parlando. Avevano chiamato la polizia prima ancora che venissi arrestato. Non potevo crederci. Era un incubo dal quale non riuscivo a svegliarmi. Se avessi ucciso qualcuno, non avrei avuto tanto clamore da parte della stampa». 


Il 26 settembre del 2009 Polanski va a Zurigo per ritirare un premio alla carriera. Su richiesta di un mandato internazionale emesso dagli Stati Uniti, viene fermato dalla polizia e arrestato. Il fatto diventa un caso internazionale. Il mondo del cinema si spacca in due: Scorsese, Allen, Almodovar, firmano una petizione per il rilascio. Il filosofo Bernard Henri Levy scrive: «È stata la sua celebrità a renderlo un bersaglio della giustizia». Besson, Shawrznegger e Woopy Godberg sono per l’estradizione. Tarantino, in un’intervista radiofonica ripubblicata dalla rivista «Jezebel» nel 2018, sostiene che non si è trattato di uno stupro, ma di sesso con una minorenne consenziente. Molto tempo dopo si scusa e chiede perdono a Samantha per aver speculato su di lei e sul crimine commesso contro di lei. La Svizzera concede gli arresti domiciliari. Nel 2010 nega l’estradizione per un vizio di forma e lo rimette in libertà. Le scuse di Polanski, invece, arrivano molto dopo, nel documentario Roman Polanski: A Film Memoir, diretto dall’amico Laurent Bouzereau e presentato al Festival di Zurigo nel 2011: «Samantha è doppiamente vittima, mia e della stampa».

ROMAN POLANSKI: A FILM MEMOIR (2011)

Il dibattito si è acceso di nuovo a Venezia 76. L’ultimo film di Polanski, J’accuse, è in concorso. Si riapre la vecchia querelle sulla necessità di distinguere l’autore dall’opera: «Non posso pormi al di sopra della vicenda giudiziaria, ma posso solidarizzare con la vittima», ha dichiarato Lucrecia Martel, Presidente della Giuria.  

Samantha oggi ha 55 anni, fa la bibliotecaria e vive alle Hawaii. Nel 2017 ha chiesto al tribunale di Los Angeles l’archiviazione del caso. Più volte ha dichiarato di avere perdonato Polanski: «Roman ha fatto un errore terribile, ma ha pagato per questo. Non credo che sia un pericolo per la società. E non credo che ci sia il bisogno di rinchiuderlo per sempre. È stato 30 anni fa. È un ricordo spiacevole. Ma io posso soltanto provare a conviverci». Le luci restano ancora puntate sul Premio Oscar, sul genio indiscusso, sull’uomo capace di chiedere scusa, sul regista che invita a pensare che nessuno debba essere considerato colpevole per il solo fatto di essere accusato. Lei, invece, per tutti, resta solo The girl. E la sua vita, come recita il titolo del libro che ha scritto nel 2013, una vita vissuta in The shadow of Roman Polanski.

Samantha Geimer. The girl