Dalla Russia con dolore

È l’estate del 2002, su Italia 1 va in onda dall’arena di Verona la finale registrata del Festivalbar. Sul palco salgono le t.A.T.u., un duo di ragazze russe di 16 anni, tenendosi per mano. Cantano il loro primo singolo in inglese, All the things she said, un brano sull’amore tra due ragazze ostacolato dai genitori, e, verso la metà della performance, si scambiano un lunghissimo bacio appassionato. L’arena va in visibilio. Si leva anche qualche fischio, ma l’entusiasmo dei ragazzi e delle ragazze è palpabile. Innegabile.

t.A.T.u., All the things she said – Live at Festivalbar 2002

Scoppia un putiferio contro Mediaset, che ha mandato in onda «un’occulta propaganda gay” contro “i diritti dei bambini e delle famiglie». Nonostante i dubbi e le polemiche degli “adulti”, le due ragazze balzano immediatamente al primo posto nelle classifiche italiane. E lo stesso succede in tutta Europa.

Julia Volkova e Lena Katina il gruppo pop russo tATu

Lena Katina e Julia Volkova a soli 16 anni diventano le prime artiste russe a scalare le classifiche internazionali, e diventano presto anche un simbolo per la comunità LGBTQ+, che lotta per vedere riconosciuti i propri diritti. Il loro nome comincia a imperversare dall’Europa fino agli USA, associato alle polemiche più feroci. Nelle interviste sono reticenti e spesso rispondono a tono ai giornalisti che le incalzano per chiarire la natura del loro rapporto. Si guadagnano una pessima fama tra la stampa e in tutto il mondo dello show business: cancellano eventi senza preavviso, non rispettano gli accordi, ad ogni esibizione alzano l’asticella dello scandalo. “Le due lolite russe”, le chiamano, attribuendo loro la responsabilità di una pessima influenza sui giovani. Qualcuno però comincia a interrogarsi sulla genuinità dei loro atteggiamenti: che siano invece proprio Julia e Lena le adolescenti da dover difendere? E se sì, da chi?

Foto di NatureBoyMD concessa con licenza CC BY-SA 3.0

Ivan Šapovalov, il manager del duo, rilascia interviste che infarcisce di dettagli sordidi sulla sessualità di Julia e Lena, “scherzando” più volte sul fatto di avere fatto sesso con entrambe.

La rivelazione “bomba” arriva nel 2003, quando esce il documentario di Vitaly Mansky, Anatomy of Tatu, in cui le due ragazze svelano, con molta ingenuità, di essere state costrette da Šapovalov a recitare una parte: dalle effusioni tra loro fino ad ogni dichiarazione rilasciata alla stampa, Lena e Julia hanno dovuto seguire un copione precisissimo, che ha causato loro non pochi scompensi emotivi. Julia si dice essere attratta anche dalle ragazze, Lena invece dichiara di essere eterosessuale, inoltre è molto credente e vede un “peccato” in ciò che ha fatto. Entrambe confermano che il legame tra loro è autentico, la forza l’una dell’altra. In Russia la notizia non fa scalpore: un certo grado di vicinanza alle adolescenti è “perdonabile”, purché poi giunte all’età della ragione si sposino regolarmente e mettano su famiglia. Se è vero che Julia e Lena hanno “ingannato” i loro fan, è vero anche che non si tratta di una colpa così grave. In occidente invece si scatena un putiferio: i fan si sentono traditi, presi in giro e mortificati dalla scoperta. Per la comunità LGBTQ+, che già vedeva lesi i propri diritti in molti modi e soffriva di una mancanza di rappresentazione nei media, le t.A.T.u. avevano significato una ventata di speranza. Il loro grido lanciato in faccia al mondo si rivela nient’altro che un bluff studiato a tavolino. La ferita è grande e la responsabilità riversata sulle spalle delle due ragazze pure.

Solo anni dopo si scoprirà fino a dove Šapovalov le aveva spinte, grazie alle varie interviste in cui Julia e Lena ricostruiranno il loro passato sotto l’influenza del manager, e anche i suoi più stretti collaboratori, compresa la sua ex moglie, confermeranno le parole delle ragazze.* Prima c’era stata la trasformazione fisica: Lena doveva essere la bionda, femminile e angelica, e Julia doveva essere la bruna, il “maschiaccio” ribelle; iniziano così diete drastiche per Lena, che sembra già troppo donna, e la costruzione degli atteggiamenti “punk” di Julia. Julia dirà di aver avuto per anni un conflitto con lo specchio: dove lei si sentiva donna, continuava a vedere apparire una bambina; Lena invece sviluppa un cattivo rapporto con il cibo, fino a conseguenze gravissime, e un’insicurezza cronica.

Šapovalov offre loro un destino di fama e ricchezza e, nel mentre, le istruisce con dovizia di particolari sugli atteggiamenti che devono tenere tra di loro e fuori. Costringe Julia a cantare in un modo “strillato” infantile, che rovinerà per sempre le sue corde vocali. Pensa per entrambe un look da scolarette in cui però le ragazze crescono in fretta, e lui sa che il tempo a disposizione per sfruttarle non è molto. Alla firma del contratto con i genitori delle ragazze, Šapovalov omette il discorso della sessualità esibita e non solo: aggiunge una clausola per cui, se una delle due mollerà il gruppo per qualsiasi motivo, dovrà ridare indietro tutti i guadagni. A un certo punto Julia si ammala gravemente: non può cantare o non parlerà mai più. Šapovalov le dice che se vuole continuare a essere famosa deve cantare fino a che le sarà possibile... o dovrà restituire tutto. E se è vero che le t.A.T.u. diventano in poco tempo le artiste più ricche di Russia, è vero anche che per i primi tempi prendono una quota irrisoria dei profitti, pari al 5% dei guadagni. Julia non si può permettere di fermarsi, ma le conseguenze saranno gravissime: perderà del tutto la voce, che recupererà negli anni, e solo in parte, dopo una lunga serie di operazioni.

Zespol Tatu va Viva Comet 2008

Nel 2004 Julia e Lena trovano il coraggio di licenziare Šapovalov, forti di nuovi contratti internazionali e della continua protezione di Boris Renski, loro finanziatore dall’inizio del progetto. È tempo di appendere al chiodo la divisa da scolarette e di mostrarsi al pubblico per ciò che sono: amiche, sorelle, cantanti professioniste. Le cose però non vanno come sperano. All’inizio l’immagine delle t.A.T.u. fa ancora da traino, ma l’affetto dei fan si è ormai raggelato. E invece quegli stessi adulti che così ferocemente avevano osteggiato la loro immagine di ragazzine “sexy e ribelli”, ora non perdonano loro di essere cresciute. Nel caso di Julia, anche di essere diventata mamma due volte, “addirittura” con due uomini diversi.

Foto di Adrian Czeskyk concessa con licenza CC BY 3.0

Appesantite, invecchiate, grasse, troppo truccate, troppo svestite. Così scrivono di loro. Intanto la voce di Julia è un disastro, le date dei live vengono cancellate una dopo l’altra, le ragazze continuano a trattare organizzatori e stampa con la stessa sufficienza di sempre, ma non c’è più il burattinaio Šapovalov a guidarle come era accaduto per tutta la loro vita passata sotto il suo controllo. E Julia e Lena, che non riescono più a trovare se stesse dopo così tanti anni di indottrinamento, si perdono. Combattute tra la voglia di essere entrambe “solo una” e il terrore di amputarsi così facendo, anche il loro legame si sfalda. Tra piccole beghe, litigi e lontananze, nel 2011 si separano ufficialmente per intraprendere la carriera da soliste, riunendosi una volta ogni tanto per qualche evento mondano o per i fan.

Nessuna delle due avrà successo. In Italia e non solo, saranno ricordate come “quelle due ragazzine russe che si baciavano sul palco”. Ivan Šapovalov, dal 2015, vive tranquillamente in Cina.