Stelle nel pozzo

Proiezione in anteprima
- 06/07/2026 - h 21:30
In anteprima assoluta, la proiezione dell’ultimo lavoro del regista Paolo Carboni, liberamente ispirato a fatti di cronaca avvenuti nella città di Carbonia sul finire degli anni ’80.
Il cortometraggio è stato realizzato il contributo della Regione Autonoma della Sardegna — Assessorato Pubblica Istruzione, Beni Culturali,
Informazione, Spettacolo, Sport — L.R. 15/2006 art. 6, e della Società Umanitaria Centri Servizi Culturali — Alghero, Cagliari, Carbonia e Fabbrica del Cinema — L.R. 28 dicembre 2018, n. 48, art. 11, comma 26.
Modalità di accesso
L’ingresso alla proiezione è gratuito, previo ritiro di un tagliando contapersone presso la biglietteria del Teatro Centrale.
I tagliandi potranno essere ritirati la sera stessa della proiezione, a partire dalle ore 20.30.
Qualora, e solo se, il numero di spettatori e spettatrici dovesse superare la capienza dell’Arena Mirastelle, l’Organizzazione garantirà una seconda proiezione alle ore 22.30.
Stelle nel pozzo
di Paolo Carboni
(Italia 2026, 25′)
Carbonia, fine anni ’80. La città nata intorno alle miniere di carbone vive il suo brusco risveglio: i pozzi che per decenni hanno dato lavoro e identità ad un’intera comunità sono ormai un ricordo, e al loro posto restano disoccupazione, degrado e un diffuso senso di abbandono. È in questa Sardegna post-industriale che Caterina e Cinzia, sedici anni, amiche inseparabili unite dalla passione per la pallavolo, cercano di immaginarsi un futuro diverso da quello che la loro terra sembra aver già scritto per loro. Caterina ha un carattere forte ma una fragilità nascosta: sogna di evadere da una realtà che la soffoca.
La crisi mineraria ha travolto la sua famiglia — il padre, ex minatore, è l’ombra dell’uomo che era; la madre lavora lontano da casa per tirare avanti. Cinzia condivide con lei lo stesso desiderio di fuga, la stessa fame di un’esistenza diversa.
Caterina e Cinzia scivolano in un mondo pericoloso, sospeso tra l’illegalità e la disperata ricerca di autonomia, e si ritrovano sempre più intrappolate in una rete da cui sembra impossibile liberarsi. Il film segue il viaggio emotivo e morale delle due ragazze, alternando momenti di intima complicità alla durezza delle scelte che si trovano a dover affrontare. La vicenda culmina con il tragico suicidio di Cinzia e con l’omicidio di Caterina.
Liberamente ispirato alla vicenda mai veramente risolta di Gisella Orrù, Stelle nel Pozzo è un racconto di amicizia e di lotta per la dignità in un contesto di marginalizzazione. Attraverso le storie di Caterina e Cinzia, il film getta uno sguardo senza veli sulla Sardegna post-industriale, sulle sue ferite e sulla resilienza di chi rifiuta di essere definito soltanto dalla propria condizione socio-economica — sollevando al tempo stesso interrogativi universali sulle scelte, sulle conseguenze e sulla ricerca di redenzione in un mondo che offre poche vie d’uscita.
Note di regia
Stelle nel Pozzo nasce dall’esigenza di tornare su una vicenda — quella di Gisella Orrù, a cui il corto è liberamente ispirato — che negli anni è stata raccontata molte volte, tra podcast, libri e programmi televisivi, senza che mai lo sguardo si posasse davvero sulla condizione di vita delle giovanissime ragazze coinvolte. Non è la cronaca a interessarmi, ma ciò che la cronaca ha sempre lasciato fuori campo: l’adolescenza della Sardegna post-industriale di fine anni ’80, un mondo mai veramente esplorato dal cinema, fatto di amicizie assolute, di sogni di fuga e di una vulnerabilità che il contesto sociale di Carbonia rendeva ancora più esposta.
La regia adotta un approccio naturalistico: luce naturale, ambienti reali, una macchina da presa che osserva senza giudicare e che resta sempre all’altezza delle protagoniste. A questo si accompagna una grammatica del montaggio essenziale, fatta di pochi stacchi e di tempi dilatati, che lascia respirare le scene e affida il peso emotivo del racconto alla potenza espressiva delle giovani attrici protagoniste, vero centro gravitazionale del film: è attraverso i loro volti, i loro silenzi e la loro complicità che il fatto viene analizzato dall’interno, dalla vita quotidiana di Caterina e Cinzia.
La scelta del formato anamorfico risponde alla stessa intenzione: conferire al racconto un respiro pienamente cinematografico, allontanandolo il più possibile dall’estetica giornalistica e televisiva della cronaca nera, per restituire alle due ragazze — e a tutte quelle come loro — la dignità di personaggi, non di vittime da rotocalco.
Paolo Carboni
Paolo Carboni è un regista e produttore indipendente che sul finire degli anni ’80 si forma come operatore di ripresa video e collabora con emittenti regionali e nazionali nella realizzazione di programmi televisivi, di informazione e documentari. Nel 2000 fonda la casa di produzione Areavisuale con cui ha realizzato cortometraggi, documentari e film, i cui riconoscimenti gli hanno permesso di affermarsi come regista e direttore della fotografia.