Il rais oggi resta a casa

  • 14/05/2026 - h 20:30
Nuovo Cinema Aquila | via L'Aquila, 66/74 - Roma

Giovedì 14 maggio alle ore 20.30, presso il Nuovo Cinema Aquila di Roma, si terrà la proiezione del cortometraggio Il rais oggi resta a casa del Collettivo Giacinta, realizzato nell’ambito dell’edizione 2025 del progetto Giudicesse2030.
Quest’anteprima romana avviene nell’ambito della 7° edizione del Free Aquila Fest, ideato e promosso dal Nuovo Cinema Aquila, che mette in palio la programmazione in sala.

Il rais oggi resta a casa

Il lavoro, realizzato dal collettivo GIACINTA — Sara Basta, Miriam Goi, Maria Luisa Usai — prende forma a partire da un processo condiviso sviluppato nel periodo della residenza, a stretto contatto con la comunità locale, e con il coinvolgimento attivo delle donne di via Cagliari, uno spazio attraversato da relazioni quotidiane e forme di convivenza sedimentate nel tempo.

Il film collettivo ibrida materiali girati sull’isola, in digitale e Super 8, con immagini nello stesso formato provenienti dai fondi di cinema di famiglia del progetto La tua memoria è la nostra storia, curato dai Centri sardi della Società Umanitaria, attraverso la costruzione di una narrazione corale in cui le donne coinvolte non sono oggetto di rappresentazione, ma co-autrici del racconto.

Attraverso pratiche di ascolto e condivisione — il dialogo, il canto, il ricamo, il gesto filmico — sviluppate durante il periodo di residenza tra lo spazio privato delle case e quello pubblico della via, il progetto restituisce una trama di esperienze e immaginari che si muovono tra la dimensione intima e quella collettiva.

Il lavoro visivo si sviluppa a partire dall’osservazione del rapporto storico tra la comunità di Carloforte e la tonnara, rappresentata nel suo momento di maggiore tensione, il gesto tutto maschile della mattanza, per poi spostare volutamente lo sguardo verso altre forme di relazione: quelle tra figure femminili e mare, legate a esperienze di scelta, cura, autodeterminazione e costruzione di comunità.

In questo senso, il titolo introduce una scelta narrativa: la figura del rais — tradizionalmente associata a un rapporto fortemente strutturato tra comunità tabarchina e mare — lascia spazio a un’altra possibilità di racconto, che mette al centro una dimensione femminile fatta di relazioni, costruite all’interno di una comunità che ha scelto l’isola come luogo di vita e di rielaborazione di identità e legami.

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