Al bivio della riforma: strumenti per una scelta consapevole

Confronto aperto sui temi della giustizia

Il 18 novembre il Parlamento italiano ha approvato la legge di revisione costituzionale recante “norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”, un provvedimento che ha dato il via al percorso referendario per un giudizio diretto dei cittadini. Un passaggio che chiama il Paese a esprimersi su una riforma destinata a incidere sul sistema giuridico, e che ha riacceso il confronto su temi cruciali: il ruolo della magistratura, le garanzie di autonomia, i meccanismi di responsabilità disciplinare.

Come spesso accade in prossimità di appuntamenti elettorali di rilievo, negli ultimi mesi il clima politico intorno alla riforma è stato segnato da toni esasperati e da attacchi reciproci che hanno contribuito a polarizzare ulteriormente il dibattito, rendendo più difficileun dialogo sereno e produttivo. Una criticità richiamata anche dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha deciso di presiedere una seduta al CSM (Consiglio Superiore della Magistratura) proprio per ribadire la necessità di un confronto rispettoso, lontano da polemiche sterili, invitando a discutere la riforma con serietà, senza cedere a linguaggi offensivi o delegittimanti.

Lo stesso richiamo è arrivato da Ferruccio de Bortoli che, dopo aver moderato il 16 febbraio 2026 alla Società Umanitaria l’incontro Al bivio della riforma – Strumenti per una scelta consapevole, è tornato sul tema il giorno successivo nella sua rubrica “Frammenti” sul Corriere della Sera:

basta con la delegittimazione morale e con l’aggressione strumentale dell’avversario. Colpisce e addolora che nel confronto fra tesi diverse, e del tutto legittime, su una riforma che riguarda sette articoli della Costituzione, non vi sia alcuno spirito costituente, né lo sforzo civilmente minimo di credere nella buona fede dell’altro anziché sommergerlo di sospetti. Quale sarà il costo, nella fiducia popolare delle istituzioni e non solo della magistratura, delle macerie morali che stiamo irresponsabilmente accumulando in questo dannato periodo?

Con questo spirito de Bortoli, ha condotto il dibattito che ha visto confrontarsi due figure autorevoli del panorama giuridico italiano, con orientamenti distinti: da una parte, Gherardo Colombo, ex magistrato e saggista, ha sostenuto le ragioni del NO alla riforma, criticando gli aspetti che, a suo avviso potrebbero indebolire l’indipendenza della magistratura e alterare gli equilibri costituzionali fondamentali. Dall’altra parte, Nicolò Zanon, docente di diritto costituzionale presso l’Università degli Studi di Milano ed ex vicepresidente della Corte costituzionale, ha difeso le ragioni del SI, sottolineando la necessità di interventi riformisti volti a garantire un miglioramento e una maggiore efficienza del sistema giudiziario, pur senza compromettere i principi di autonomia che caratterizzano la magistratura.

Le due posizioni, se pur contrapposte, hanno dato vita a un dialogo ricco di spunti, offrendo al pubblico la possibilità di esaminare con attenzione le implicazioni della riforma. Il confronto si è caratterizzato per il rispetto reciproco e autentica disponibilità all’ascolto, lontano dalle estremizzazioni e dalla retorica che hanno segnato il dibattito pubblico in altri contesti.

Ne è scaturita una discussione articolata e rigorosa, seguita da un pubblico numeroso: segno evidente di un desiderio diffuso di comprendere il merito della riforma al di là delle contrapposizioni e delle “tifoserie”.

Non sappiamo quale sarà l’esito del referendum del 22 e 23 marzo 2026. Di una cosa, tuttavia, possiamo essere certi: nel confronto sereno e rispettoso ospitato dall’Umanitaria ha vinto la democrazia.

Una democrazia che vive non soltanto nel pluralismo delle idee, ma – ci sentiamo di sottolineare – anche di partecipazione consapevole al voto, momento in cui la scelta individuale si traduce in una decisione che riguarda tutti.

In questo senso risuonano ancora oggi, come un monito e insieme come un invito alla responsabilità, le parole che Piero Calamandrei pronunciò nel Salone degli Affreschi della Società Umanitaria il 26 gennaio 1955:Io mi ricordo le prime elezioni dopo la caduta del fascismo, il 2 giugno 1946: questo popolo che da venticinque anni non aveva goduto le libertà civili e politiche, la prima volta che andò a votare dopo un periodo di orrori, il caos, la guerra civile, le lotte, le guerre, gli incendi. Io ero, ricordo, a Firenze. Lo stesso è capitato qui (a Milano n.d.r): queste file di gente disciplinata davanti alle sezioni, disciplinata e lieta, lieta perché aveva la sensazione di aver ritrovato la propria dignità: questo dare il voto, questo portare la propria opinione, per contribuire a creare questa opinione della comunità, questo essere padroni di noi, del proprio paese, del nostro paese, della nostra patria, della nostra terra, disporre noi delle nostre sorti, delle sorti del nostro paese.

Il 22 e 23 marzo, la parola passa a noi cittadini. Qui il video integrale dell’incontro.