La mediazione culturale nella scuola primaria

Un tirocinio può essere un passaggio obbligato nel percorso universitario oppure un’esperienza capace di orientare un percorso futuro

Un tirocinio può essere un passaggio obbligato nel percorso universitario, oppure trasformarsi in un’esperienza capace di orientare un percorso, mettere alla prova una vocazione, lasciare tracce durature nel tempo.
È quanto emerge dalle testimonianze di tre ex studentesse di UniUma, la Scuola Superiore ad Indirizzo universitario in Mediazione linguistica e culturale “P.M. Loria” della Società Umanitaria, che negli anni hanno svolto periodi di tirocinio in diversi contesti educativi. Tra le esperienze nelle scuole, raccontiamo quella vissuta presso la scuola primaria “Luigi Cadorna” di Milano, nell’ambito di un progetto formativo dedicato alla mediazione linguistico-culturale e al supporto educativo in contesti multiculturali, attivato nell’anno accademico 2021-2022 per un totale di 150 ore, già a partire dal primo anno di corso.
In un ambiente scolastico segnato dalla presenza di bambini e bambine con background migratorio, l’esperienza si è configurata come un laboratorio concreto di relazione, ascolto e mediazione, dove le competenze linguistiche si intrecciano con quelle educative e umane. Il progetto ha coinvolto complessivamente 50 studenti e studentesse dei diversi anni di corso, prevedendo anche il supporto di docenti di riferimento per le lingue più complesse, come l’arabo, e ponendosi una pluralità di obiettivi: rafforzare il ruolo della mediazione linguistico-culturale nel contesto scolastico, costruire reti di collaborazione sul territorio e accompagnare gli studenti in un primo confronto diretto con una professione in continua evoluzione.
A distanza di anni, queste voci restituiscono non solo il ricordo di un tirocinio, ma il segno di un percorso che continua oggi, nella scelta di lavorare con i bambini, nell’impegno nei servizi di accoglienza, nella costruzione di competenze professionali orientate all’interculturalità.
Tre sguardi diversi, quelli di Elena, Gaia e Giulia, con un’origine comune: un’esperienza condivisa che ha permesso di comprendere, nella pratica quotidiana, cosa significhi essere — davvero — un ponte tra le persone.

Testimonianze tirocinio Scuola Elementare “Luigi Cadorna” di Milano

Il tirocinio alla scuola elementare Luigi Cadorna non solo è stata un’esperienza formativa, ma soprattutto un’esperienza di vita che mi ha aperto gli occhi sulle molteplici realtà del mondo e sul lavoro che avrei voluto e tuttora voglio fare. La mediazione culturale si configura come un vero e proprio ponte tra le persone, e in questo tirocinio, sapere di aver rappresentato quel ponte mi rende molto fiera. La possibilità di avere a che fare con i bambini, delle creature così pure e vere, e poter essere la loro spalla e una figura di conforto, mi ha fatta sentire davvero speciale. Ricordo inoltre che nella struttura erano arrivati da poco bambini provenienti dall’Ucraina, dove era da poco scoppiato il conflitto, purtroppo ancora in corso. Sento che il nostro intervento è stato fondamentale anche per poter offrire loro un rifugio in più, farli sentire parte di una comunità e, in qualche maniera, protetti. L’impegno della nostra Università nel portare avanti questa esperienza è stato fondamentale. Mi sento anche di dire che, per me, questa esperienza è stata particolarmente incisiva in quanto oggi lavoro proprio con i bambini! Questo tirocinio mi ha permesso di avvicinarmi al mondo scolastico e di apprezzare ancora di più questo ruolo di ponte e di figura di supporto e conforto. Mai in nessun’altro luogo come nell’Istituto Cadorna, ho ricevuto così tanto amore ed affetto: ancora conservo l’infinità di disegni, lettere e regalini che mi sono stati donati dai bambini: ogni volta che uscivo da quella scuola, ero sempre sorridente. Impossibile non esserlo con delle persone come loro. Per non parlare poi dell’inclusività delle maestre: io ora che lavoro nelle scuole, so bene quanto sia importante la coesione e collaborazione tra docenti, e aver trovato delle insegnanti così premurose e attente all’inclusione, sia tra i bimbi che con noi studentesse, è stato per me molto significativo.
Conservo questa esperienza nel cuore come una delle più significative del mio percorso, perché mi ha confermato quanto la mediazione culturale possa davvero fare la differenza e quanto io mi riconosca, oggi più che mai, in questo ruolo di ponte, supporto e presenza per gli altri.

Gaia Bottani


Ho svolto il tirocinio presso l’Istituto Cadorna durante l’ultimo anno della mia laurea triennale in mediazione linguistica. All’epoca non avevo ancora le idee chiare su cosa avrei fatto dopo la laurea né su quali fossero le mie aspirazioni a lungo termine. Avevo già avuto esperienze di tutoraggio e aiuto compiti, ma quella al Cadorna si è rivelata molto più complessa e significativa rispetto alle precedenti. A tre anni dalla conclusione del tirocinio, ricordo ancora con grande chiarezza i bambini con cui ho avuto l’opportunità di lavorare. Lavorare con i bambini non è semplice e, soprattutto all’inizio, le maestre si trovavano in difficoltà nel gestire l’intera classe e nel garantire il giusto sostegno a chi aveva bisogno di maggiore attenzione. Essere in grado di affiancare le insegnanti, aiutare i bambini e, allo stesso tempo, acquisire competenze pratiche nel campo della mediazione era l’obiettivo formativo che mi ero posta, e che sono riuscita a raggiungere. Ricordo in particolare uno dei bambini che seguivo: all’inizio del percorso si vergognava di leggere ad alta voce. Grazie agli incoraggiamenti, alle attività di supporto e a piccoli sistemi di ricompensa, è riuscito a superare le sue insicurezze. Alla fine del tirocinio, quando la maestra chiedeva chi volesse leggere, era il primo ad alzarsi in piedi, entusiasta di partecipare. Questo è senza dubbio il ricordo più prezioso che porto con me.

Giulia Torelli


L’esperienza presso l’Istituto Cadorna di Milano, una realtà scolastica caratterizzata da un’elevata presenza di studenti con background migratorio, ha costituito un osservatorio privilegiato per analizzare dinamiche interculturali, processi di integrazione e forme di trasmissione culturale nelle seconde, terze e quarte generazioni.
L’inserimento presso l’Istituto Cadorna ha permesso di confrontarsi con una comunità scolastica estremamente eterogenea, nella quale la multiculturalità non rappresentava un elemento accessorio, bensì una componente strutturale della quotidianità educativa. Avendo già maturato esperienze pregresse con i bambini, l’ingresso in questo ambiente è stato accolto con interesse e disponibilità.
Fin dai primi giorni è emerso come, nel caso specifico della classe assegnata, le competenze linguistiche non costituissero lo strumento principale di lavoro. Molti alunni, pur essendo figli o nipoti di persone migranti, non conoscevano la lingua dei loro genitori o dei loro nonni. Tale constatazione ha generato una riflessione profonda sul tema della trasmissione culturale: la perdita della lingua d’origine, pur potendo essere interpretata come un segnale di integrazione, evidenzia al contempo il rischio di un progressivo indebolimento del patrimonio culturale familiare.
In questo contesto, le competenze relazionali si sono rivelate centrali. La capacità di instaurare un clima di fiducia, di ascoltare attivamente e di interpretare i bisogni dei bambini ha assunto un ruolo determinante, superando l’importanza delle competenze linguistiche in senso stretto.
L’esperienza svolta presso il Cadorna ha rappresentato un momento di svolta, orientando in modo significativo le scelte professionali successive. Terminato il tirocinio, è iniziata una collaborazione con una cooperativa sociale, nella quale l’ingresso è avvenuto come operatrice all’interno dei Centri di Accoglienza Straordinaria (CAS). Tale passaggio ha comportato un cambiamento rilevante: dal contesto scolastico si è passati a un ambiente caratterizzato da bisogni complessi, storie migratorie articolate e percorsi di autonomia da costruire.
Il lavoro nei CAS ha richiesto un notevole impegno emotivo e organizzativo, configurandosi come una vera e propria prova di forza. Tuttavia, ha permesso di entrare in contatto con realtà profondamente diverse, ampliando la comprensione dei processi di accoglienza e integrazione.

Successivamente, il percorso professionale si è esteso ad altri ambiti:

  • supporto all’insegnamento della lingua italiana nel Sistema di Accoglienza e Integrazione (SAI), con un coinvolgimento diretto nei processi di apprendimento linguistico degli adulti;
  • attività di mediazione linguistico culturale presso l’Azienda USL di Piacenza, con l’applicazione di competenze comunicative e interculturali in un contesto sanitario;
  • assunzione di responsabilità di coordinamento, che richiedono oggi una visione integrata dei servizi e delle dinamiche organizzative.

L’intero percorso formativo e professionale evidenzia come il tirocinio iniziale abbia avuto un ruolo determinante nel definire l’area di interesse e di specializzazione. L’esperienza al Cadorna ha permesso di comprendere che:

  • la multiculturalità è un fenomeno complesso, che richiede strumenti interpretativi adeguati e sensibilità interculturale;
  • la relazione educativa costituisce un elemento imprescindibile, spesso più rilevante della competenza linguistica;
  • la perdita della lingua d’origine nelle generazioni successive pone interrogativi significativi sul rapporto tra integrazione e conservazione culturale;
  • il lavoro nel sociale richiede flessibilità, capacità di adattamento e una continua riformulazione del proprio ruolo.

Queste consapevolezze hanno accompagnato le scelte professionali successive, contribuendo alla costruzione di un profilo orientato all’interculturalità, alla mediazione e alla gestione dei servizi di accoglienza.

Pertanto, il tirocinio svolto presso l’Istituto Cadorna ha rappresentato un’esperienza formativa fondamentale, capace di orientare in modo significativo il percorso professionale successivo. Esso ha permesso di sviluppare una maggiore consapevolezza delle dinamiche interculturali e del ruolo centrale delle relazioni nei processi educativi e sociali. Le esperienze maturate nei CAS, nel SAI e presso l’AUSL di Piacenza hanno consolidato tali competenze, contribuendo alla costruzione di un profilo professionale oggi attivo nel settore sociale e nel coordinamento dei servizi.

Elena Faggi