Sessant’anni della Cineteca Sarda dell’Umanitaria

Dal 1966 la Cineteca Sarda diffonde cultura cinematografica, forma nuove generazioni e custodisce un patrimonio che racconta la Sardegna e le sue trasformazioni

Nel 2026 la Cineteca Sarda della Società Umanitaria compie sessant’anni. Sei decenni di attività dedicate al cinema, alla formazione, alla promozione culturale e alla tutela di un patrimonio che racconta la Sardegna e le sue trasformazioni. Un lavoro cresciuto nel tempo attraverso proiezioni, iniziative rivolte alle comunità, percorsi educativi, ricerca, conservazione, catalogazione e digitalizzazione dei materiali.
L’avvio delle celebrazioni per questo anniversario coincide con la presentazione del progetto NARA – Un archivio del futuro. “Nara”, in sardo, significa “racconta”: un nome che richiama la vocazione originaria della Cineteca, nata per diffondere il cinema, promuoverne la conoscenza e farne uno strumento di formazione e crescita culturale. L’articolo che proponiamo è il testo dell’intervento con cui il Presidente della Società Umanitaria Alberto Jannuzzelli ha aperto le celebrazioni per il sessantesimo anniversario, ripercorrendo la storia della Cineteca Sarda, il ruolo svolto nel territorio e le prospettive che si aprono per il futuro.

Celebrare i sessant’anni della Cineteca Sarda dell’Umanitaria significa celebrare un contesto che non ha semplicemente custodito immagini e suoni: ha custodito sguardi, ha custodito vite, ha custodito la memoria profonda di un territorio che, attraverso il cinema, ha imparato a raccontarsi e a riconoscersi.

Sessant’anni sono un tempo lungo.

Sono abbastanza per vedere cambiare il mondo più volte: dalla pellicola al digitale, dai laboratori artigianali alle piattaforme globali, dai cineclub alle reti internazionali. Eppure, in mezzo a tutto questo, la Cineteca Sarda ha mantenuto una missione limpida: proteggere ciò che rischia di scomparire e dare voce a ciò che merita di essere ascoltato.

Perché in quelle pellicole, in quei documentari, in quei materiali d’archivio non c’è solo la storia del cinema sardo. Ci sono i volti delle persone, i dialetti, i gesti quotidiani, i paesaggi che cambiano, le lotte che hanno segnato intere generazioni. C’è la storia della Sardegna stessa: le sue contraddizioni, le sue utopie, le sue ferite, le sue rinascite. È un archivio che non conserva solo immagini: conserva forme di vita.

E questo è perfettamente coerente con la visione dell’Umanitaria che promana dalla sede centrale di Milano e che si articola nelle sedi territoriali da Roma a Cagliari, da Napoli ad Alghero, da Vailate a Carbonia e così via.

L’Umanitaria non ha mai considerato la cultura come un bene da mettere sotto vetro.

L’ha sempre considerata uno strumento di emancipazione, un modo per costruire cittadinanza, per creare comunità, per dare opportunità. La Cineteca Sarda è uno dei luoghi in cui questa visione si è incarnata con più forza: un luogo che unisce memoria e formazione, radici e futuro.

Questa visione di servizio alla collettività dell’Umanitaria: permea sin dalla nascita la storia stessa della Cineteca Sarda. In una lettera indirizzata al Presidente della Regione autonoma della Sardegna, Riccardo Bauer – allora Presidente della Società Umanitaria – presentando la nascita della Cineteca, ne definiva con chiarezza la missione pubblica, affermando che “la Cineteca è e sarà interamente a disposizione dei vari servizi già istituiti dalla Regione o che questa vorrà istituire per la diffusione in ogni sua forma della cultura, nonché di tutte le Istituzioni pubbliche e private locali”.

La risposta del Presidente regionale Giovanni Del Rio confermava la piena sintonia istituzionale, riconoscendo il valore dell’iniziativa e testualmente esprimo il mio compiacimento specialmente per la Cineteca regionale per la Sardegna ed assicuro ogni migliore appoggio da parte di questa Amministrazione”

Quello scambio di corrispondenza, oggi a distanza di sessant’anni, testimonia con limpidezza la continuità della nostra missione e la lungimiranza dei protagonisti dell’epoca: mettere le competenze dell’Umanitaria al servizio dei territori, delle istituzioni e soprattutto delle persone, affinché la cultura sia davvero un bene comune.

Oggi, grazie anche al lavoro che si fa con la Fondazione Umanitaria Sardegna a Carbonia con i percorsi universitari e con le nuove generazioni di studiosi e filmmaker, la Cineteca non è più soltanto un archivio. È diventata un laboratorio di futuro. Un luogo dove si studia il passato per capire il presente, e dove il presente viene osservato con uno sguardo critico, attento, non superficiale.

In un mondo che produce immagini in quantità sterminata, spesso senza memoria e senza responsabilità, la Cineteca Sarda ci ricorda che guardare non è la stessa cosa che vedere. Guardare significa scegliere, significa interrogare, significa prendersi cura. E questo è un insegnamento prezioso, soprattutto per i più giovani, che vivono immersi in un flusso visivo continuo e spesso disorientante.

Sessant’anni di Cineteca Sarda sono sessant’anni di resistenza culturale.

Resistenza contro l’indifferenza, contro l’oblio, contro la tentazione di lasciare che la storia si dissolva nel rumore del presente. Ma sono anche sessant’anni di apertura, di dialogo, di costruzione di ponti tra generazioni, tra territori, tra linguaggi.

E allora questo anniversario non è un traguardo. È un nuovo inizio.

I prossimi anni possono essere quelli della digitalizzazione completa, dell’accesso pubblico più ampio, delle collaborazioni internazionali, dei progetti con le scuole, con le università, con i festival. E’ proprio in questa ottica che è stato articolato la messa a sistema dell’archivio con il “Progetto Nara” che sarà oggetto degli interventi che si articoleranno nel corso della mattinata. 

La Cineteca può diventare sempre di più un luogo dove la Sardegna non solo conserva la propria memoria, ma inventa nuovi modi di raccontarsi al mondo.

Perché proteggere la memoria non è nostalgia. È responsabilità. È un atto politico nel senso più alto del termine: significa scegliere di non lasciare che ciò che siamo, ciò che siamo stati e ciò che potremmo diventare venga dimenticato.

E la Cineteca Sarda, in questi sessant’anni, questa responsabilità l’ha esercitata con rigore, con passione, con intelligenza. E continuerà a farlo.

Sessant’anni di attività ci consegnano una responsabilità ulteriore: quella di far riconoscere alla Cineteca Sarda una personalità giuridica piena, che le permetta finalmente di entrare, con pari dignità, nei circuiti nazionali e internazionali delle cineteche e degli archivi audiovisivi.

Non si tratta di un dettaglio amministrativo. Si tratta di un passaggio culturale e politico decisivo. Significa dare alla Cineteca gli strumenti per dialogare alla pari con le grandi istituzioni del settore, per accedere a bandi, reti, collaborazioni, programmi europei; significa permetterle di proteggere meglio il proprio patrimonio e di valorizzarlo con maggiore forza.

La Cineteca Sarda ha già dimostrato di essere un presidio di memoria e di produzione culturale riconosciuto e rispettato. Ora è il momento di darle lo status che merita, affinché possa continuare a crescere, a innovare, a rappresentare la Sardegna nel mondo con la stessa autorevolezza che ha mostrato in questi sessant’anni.

Desidero esprimere un ringraziamento sincero alla Regione Sardegna e ai suoi amministratori, che hanno creduto nel valore strategico di questo presidio culturale e ne hanno accompagnato lo sviluppo con continuità e visione.

Un ringraziamento altrettanto sentito va al Comune di Cagliari, che ha sempre riconosciuto nella Cineteca un patrimonio della città e un luogo di identità condivisa, sostenendone le attività e favorendone l’apertura alla comunità.

Senza questo sostegno, senza questa fiducia, molti dei risultati raggiunti non sarebbero stati possibili. E proprio per questo, nel momento in cui guardiamo ai prossimi passi – dal riconoscimento della personalità giuridica all’ingresso nei circuiti nazionali e internazionali – sappiamo di poter contare su una collaborazione istituzionale solida, che considera la cultura non un costo, ma un investimento sul futuro della Sardegna.

Grazie a chi ha costruito questo patrimonio.

Grazie a chi lo custodisce oggi.

E grazie a chi, domani, lo farà vivere ancora.