Studenti dell’Università di Zurigo in Cineteca

- 04/06/2026 - h 15:30
Il laboratorio
Un gruppo di studenti dell’Università di Zurigo effettuerà una visita alla Cineteca Sarda per approfondire il cinema etnografico sardo degli anni ’50 e ’60. Guidati dalla professoressa Ines Richter, i partecipanti avranno l’opportunità di assistere alla proiezione di opere significative del periodo: alcuni documentari di Fiorenzo Serra – tra cui Il pane dei pastori, Matrimonio in Barbagia e L’ultimo pugno di terra – e due cortometraggi di Vittorio De Seta, Un giorno in Barbagia e Pastori di Orgosolo. L’iniziativa mira a stimolare un confronto critico tra le diverse prospettive di rappresentazione etnografica, analizzando sia le visioni autoctone del mondo pastorale e contadino sardo sia gli sguardi esterni che hanno contribuito a definire l’identità culturale dell’isola in quel periodo storico.
Il laboratorio sarà coordinato da Antonello Zanda e Natalino Virdis.
Fiorenzo Serra
Regista, documentarista e antropologo dell’immagine, Fiorenzo Serra ha raccontato la Sardegna con uno sguardo insieme poetico e realista, svelando l’anima segreta di un’isola sospesa tra arcaico e moderno, in un percorso che, dai documentari degli anni Quaranta, approda al suo capolavoro del 1965, L’ultimo pugno di terra.
La sua prospettiva non è mai stata quella di un semplice cronista, perché cercava la poesia della realtà quotidiana nei gesti, nei volti e nelle mani al lavoro di donne e uomini. Il suo documentario diventava così racconto antropologico, una forma di conoscenza del reale, e anticipava per alcuni versi istanze e temi del documentario di ispirazione demartiniana. In particolare, L’ultimo pugno di terra, realizzato tra il 1964 e il 1966 con la collaborazione di intellettuali come Giuseppe Dessì e la supervisione di Cesare Zavattini, racconta la Sardegna del “Piano di Rinascita”, sospesa tra l’antico mondo pastorale e l’arrivo delle grandi trasformazioni economiche e sociali: un affresco potente e malinconico, dove la bellezza del paesaggio e la durezza del lavoro convivono in una tensione drammatica.
Tutti i suoi lavori, nei quali rivivono aspetti fondamentali della cultura sarda, dal costume alla festa, dal lavoro all’ambiente, dalle attività produttive alla tradizione pittorica, costituiscono un grande patrimonio filmico che, per volontà degli eredi, è conservato ora presso la Cineteca Sarda di Cagliari.
Vittorio De Seta
Nato a Palermo nel 1923, De Seta irrompe sulla scena cinematografica negli anni Cinquanta con dieci brevi documentari girati nel Sud Italia: dal bellissimo Lu tempu di li pisci spata in Sicilia a I dimenticati realizzato in Calabria (regione di origine della famiglia). In mezzo anche due lavori sulla Sardegna, Pastori di Orgosolo e Un giorno in Barbagia, che – come scrive Nappi – possono essere considerati a buon diritto un’anticipazione o anche un sopralluogo del primo lungometraggio del regista: Banditi a Orgosolo. I due corti, di circa dieci minuti entrambi, risalgono al 1958 . L’anno dopo De Seta tornerà nell’isola per pianificare il film che poi nel 1961 verrà presentato alla Mostra del cinema di Venezia dove vincerà anche il premio come migliore opera prima.