ADHD e autismo: un approccio neuroscientifico

ADHD: quando la “maleducazione” non c’entra
“È maleducato”, “è difficile”, “disturba sempre”.
Queste sono frasi che spesso si sentono pronunciare in ambito scolastico quando un bambino fatica a rimanere seduto, interrompe la lezione o sembra “vivere altrove”. Ma possiamo davvero spiegare tutti questi comportamenti come semplice indisciplina? Oppure esiste qualcosa di più complesso?
In alcuni casi, tali atteggiamenti possono essere la manifestazione di un disturbo del neurosviluppo, noto come ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività).

Che cos’è l’ADHD secondo il DSM-5
Secondo il DSM-5 (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, Quinta Edizione), l’ADHD è caratterizzato da un pattern persistente di disattenzione e/o iperattività-impulsività che interferisce con il normale funzionamento del bambino.
Per porre diagnosi, i sintomi devono:

  • Essere presenti da almeno 6 mesi
  • Essere inadeguati rispetto all’età
  • Compromettere il funzionamento scolastico, familiare o sociale
  • Essere presenti in almeno due contesti (come casa e scuola)
  • Essere insorti prima dei 12 anni
  • Non essere spiegati meglio da altri disturbi

Tipi di presentazione

  • Inattentivo: prevalgono difficoltà di concentrazione e organizzazione
  • Iperattivo-Impulsivo: prevalgono agitazione, irrequietezza e impulsività
  • Combinato: presenza significativa di entrambi i gruppi di sintomi

Quanto è diffuso?
Secondo una meta-analisi internazionale pubblicata sull’Italian Journal of Pediatrics, condotta su oltre 96.000 partecipanti, la prevalenza globale stimata dell’ADHD nei bambini e negli adolescenti è di circa il 7,6%.

Le conseguenze nella vita quotidiana

L’ADHD non riguarda solo comportamenti “agitati”: coinvolge numerose aree della vita del bambino.

  • Scuola: può associarsi a disturbi specifici dell’apprendimento (25–40% dei casi), con conseguente rendimento altalenante e frustrazione.
  • Relazioni sociali: difficoltà nel rispetto delle regole, gestione delle emozioni e tolleranza dell’attesa.
  • Famiglia: lo stress può portare i genitori a oscillare tra punizioni e rinuncia, creando circoli di conflitto.
  • Autostima: ripetuti fallimenti e critiche esterne possono favorire ansia, tristezza e senso di “essere sbagliati”.

Da cosa origina l’ADHD?
L’eziologia è multifattoriale. Contribuiscono:

Fattori genetici
Il rischio è 5-10 volte maggiore nei familiari di primo grado. Alcuni cromosomi coinvolti sono 5, 14, 16 e 17.

Fattori ambientali prenatali

  • esposizione a fumo, alcol o droghe in gravidanza
  • parto prematuro o basso peso alla nascita
  • stress materno e processi infiammatori

Aspetti neurobiologici

Si osservano differenze in:

  • corteccia prefrontale (controllo e pianificazione)
  • gangli della base (regolazione dei tempi di risposta)
  • cervelletto (coordinazione cognitiva)

Sono coinvolti anche la working memory, la capacità di attendere una ricompensa e la regolazione comportamentale.

Come si manifesta

Il bambino con ADHD:

  • fatica a stare fermo e in silenzio
  • si annoia facilmente
  • mostra disordine e difficoltà organizzative
  • preferisce attività con ricompensa immediata
  • può sembrare “senza senso del pericolo”
  • può mostrare aggressività o litigi frequenti

È importante ricordare che l’ADHD può coesistere con il fenomeno dell’“hyperfocusing”: quando un’attività è molto motivante (ad esempio videogiochi), la concentrazione può diventare estrema.

Interventi e trattamento

Le principali linee guida italiane (ISS e SINPIA) raccomandano un approccio integrato:

  1. Interventi psico-comportamentali
    • potenziano autocontrollo, organizzazione e gestione delle emozioni
  2. Parent Training
    • aiuta i genitori a usare rinforzi positivi, routine quotidiane e tecniche come token economy e costo della risposta
  3. Teacher Training
    • strategie educative a scuola e schede di osservazione
  4. Terapia farmacologica (dai 6 anni in su)
    • Metilfenidato (psicostimolante): migliora attenzione e riduce impulsività
    Possibili effetti collaterali: riduzione dell’appetito e insonnia

È sufficiente riconoscersi in alcune difficoltà nelle relazioni sociali o nella comunicazione per definirsi con comportamento autistico? Ovviamente no. La discriminante sta nel fatto che i suddetti comportamenti vanno a determinare una compromissione profonda della vita di tutti i giorni.

Il Disturbo dello Spettro Autistico (ASD) è una condizione del neurosviluppo caratterizzata da difficoltà persistenti nella comunicazione e nell’interazione sociale, associate a schemi di comportamento, interessi e attività ristretti e ripetitivi.


Che cos’è l’autismo — definizione e rilevanza clinica

L’ASD compare neiprimi anni di vita, spesso già nel primo anno; la diagnosi formale viene solitamente posta tra i 2 e i 3 anni, anche se alcuni segni precoci sono osservabili già a 6 mesi. È una condizione eterogenea: esistono presentazioni molto diverse (da bambini con linguaggio e QI nella norma a bambini con grave disabilità intellettiva e severa compromissione dell’autonomia – il 50% dei bambini autistici ha una disabilità intellettiva associata). La prevalenza stimata è di circa 1/150 bambini, con una maggior frequenza nei maschi. Coinvolgono in Italia un bambino su 77, con circa 4.330 nuovi casi ogni anno.

L’autismo non è una “malattia delle emozioni” ma un modo diverso di percepire, elaborare e rispondere agli stimoli sociali, cognitivi e sensoriali.

Come si è evoluta la classificazione diagnostica
DSM-IV-TR (2000) — Disturbi pervasivi dello sviluppo

In questo sistema l’autismo era parte di un gruppo che includeva:

  • Disturbo Autistico
  • Sindrome di Asperger
  • Disturbo Disintegrativo dell’Infanzia
  • Disturbo di Rett
  • Disturbo Pervasivo dello Sviluppo Non Altrimenti Specificato (DPS-NAS)

Per la diagnosi di Disturbo Autistico si richiedevano almeno 6 criteri distribuiti in tre aree: interazione sociale, comunicazione e comportamenti ripetitivi; e l’esordio doveva essere prima dei 3 anni.

DSM-5 (2013) — Disturbo dello Spettro Autistico

Il DSM-5 ha unificato molte categorie e specifica due domini diagnostici:

  • Deficit persistenti nella comunicazione sociale (tre sottospecie: reciprocità socio-emotiva; comunicazione non verbale; sviluppo/gestione delle relazioni).
  • Pattern di comportamenti/interessi ristretti e ripetitivi (almeno due tra motorie/linguaggio stereotipati; adesione rigida a routine; interessi ristretti; alterata reattività sensoriale).

Inoltre si richiede che i sintomi siano presenti fin dall’infanzia e causino compromissione funzionale. Si valuta il livello di supporto necessario.

Quadri clinici storicamente correlati

  • Sindrome di Asperger: oggi inclusa nello spettro; assenza di ritardo del linguaggio, QI nella norma, approccio sociale spesso eccentrico.
  • Disturbo Disintegrativo dell’Infanzia: raro, con regressione significativa dopo almeno 2 anni di sviluppo normale (perdita linguaggio, controllo sfinteri, abilità sociali).
  • Sindrome di Rett: mutazione X-linked del gene MECP2; sviluppo normale iniziale seguito da rapido regresso (tipico nelle femmine), perdita dei movimenti finalizzati delle mani, atassia, microcefalia acquisita, epilessia.

Caratteristiche cliniche (come si manifestano nella vita quotidiana)

  • Interazione sociale: scarso contatto oculare, difficoltà a condividere emozioni/interessi, scarsa reciprocità socio-emotiva, isolamento o approcci sociali inappropriati.
  • Comunicazione: ritardi o assenza del linguaggio; difficoltà a iniziare o sostenere una conversazione; uso stereotipato del linguaggio; prosodia atipica; assenza di gioco simbolico.
  • Comportamenti e interessi: routine fisse, rituali, stereotipie motorie (flapping, rocking), interessi altamente focalizzati.
  • Sensibilità sensoriale: iper- o ipo-reattività a stimoli (rumore, luci, tatto), iperfissazione su elementi sensoriali.

Modelli che spiegano i deficit sociali

Tre modelli principali — complementari tra loro — aiutano a capire le difficoltà sociali nell’ASD.

  • Teoria della Mente (ToM)
    Capacità di attribuire credenze, intenzioni e stati mentali ad altri. Nei soggetti autistici questa capacità è spesso ritardata o atipica, con difficoltà a comprendere intenzioni altrui, ironia o impliciti sociali.
  • Teoria della Simulazione (neuroni specchio)
    Comprendere gli altri tramite una sorta di “simulazione interna” che attiva gli stessi circuiti cerebrali osservati nell’azione/emozione altrui. Nell’autismo si osservano differenze nell’attivazione dei circuiti di risonanza (neuroni specchio), con ridotta imitazione spontanea e minor risonanza corporea/emotiva.
  • Contagio emotivo / sintonizzazione precoce
    La sintonizzazione emotiva neonatale (risposta a sorriso, voce, ritmo) è la base del legame e della regolazione emotiva. Nell’autismo tale sincronizzazione può essere compromessa, rendendo più difficile il “sentire insieme” iniziale.

Eziopatogenesi: cosa sappiamo

  • Multifattorialità: interazione di numerosi fattori genetici, biologici e (in misura minore) ambientali.
  • Genetica: molteplici loci coinvolti (regioni 7q, 2q, 17q), alta variabilità genetica; test genetici (microarray, ricerca X-fragile) sono raccomandati.
  • Fattori ambientali: nascita pretermine o basso peso alla nascita, esposizione ad agenti inquinanti o a sostanze durante la gravidanza, età materna e paterna avanzata.
  • Neurobiologia: anomalie nella struttura e connettività cerebrale (sostanza bianca e grigia), possibile eccesso di sinapsi dovuto a ridotto pruning sinaptico; differenze di elaborazione visiva e facciale (ERP, fMRI).
  • Neurotrasmettitori: ricerche indicano alterazioni serotoninergiche in alcuni pazienti.
  • Comorbidità neurologiche: ritardo mentale, epilessia e altre condizioni neurologiche sono associate più frequentemente.

Diagnosi: percorso raccomandato

Principi generali

  • Diagnosi clinica basata su osservazione e anamnesi.
  • Approccio multidisciplinare: neuropsichiatra infantile, psicologo/neuropsicologo, logopedista, terapista occupazionale/educatore.
  • Diagnosi precoce: screening e sorveglianza dello sviluppo (primi 18–36 mesi).

Strumenti consigliati

  1. ADOS-2: osservazione strutturata. È una situazione di gioco e interazione fatta direttamente con il bambino. Lo specialista propone giochi, piccoli compiti, momenti di conversazione.
    Serve per vedere dal vivo:
    – quanto il bambino cerca lo sguardo
    – come comunica (con parole, gesti o suoni)
    – se gioca in modo flessibile o sempre uguale
    – se ci sono movimenti ripetitivi o forti interessi specifici
  2. ADI-R: intervista strutturata ai genitori.
  3. Valutazione cognitiva: WPPSI/WISC/Leiter-R. Misurano come il bambino ragiona e impara.
    WPPSI: per i bimbi piccoli (2-7 anni)
    WISC: per i bambini e ragazzi (6-16 anni)
    Leiter-R: si usa quando c’è poco o nessun linguaggio, perché non richiede parole
  4. Funzionamento adattivo: Vineland Adaptive Behavior Scales.
  5. Valutazione logopedica e sensoriale.
  6. Esami strumentali se indicati: aCGH / test X-fragile (raccomandati), EEG (se sospetto di epilessia), RMN encefalo (solo con segni neurologici), valutazione audiologica sempre.

Trattamento: principi e interventi con evidenza

Ma si “guarisce” dall’autismo? In realtà, c’è una percentuale minima di pazienti, pari al 7%, che ricevono la diagnosi da bambini e migliorano a tal punto le loro capacità socio-comunicative da non rispondere più ai criteri diagnostici dell’autismo.

Principi fondamentali

  • Non esiste farmaco che curi l’autismo: l’obiettivo è migliorare funzionamento, comunicazione, autonomia e qualità di vita.
  • Intervento precoce, intensivo, individualizzato, continuativo, con coinvolgimento della famiglia.

In generale, l’approccio terapeutico dipende dall’età:

  • in età prescolare, abbiamo evidenze su trattamenti comportamentali naturalistici e parent training;
  • con la crescita, trattamenti che si basano su social skills;
  • in adolescenza, soprattutto se le capacità intellettive sono buone, la psicoterapia cognitivo-comportamentale.

Interventi con evidenza

  • NDBI/ESDM (Early Start Denver Model): interventi naturalistici per età precoce (0–4 anni) con solide evidenze di efficacia su sviluppo comunicativo e cognitivo. Sono interventi pensati per bambini molto piccoli (0–4 anni). Si lavora giocando, non facendo esercizi rigidi. L’adulto segue l’interesse del bambino e trasforma il gioco in occasione per:
    – insegnare a guardare
    – condividere oggetti e attenzioni
    – chiedere
    – rispondere.
    Si lavora sulla comunicazione reciproca e sullo stare insieme, non solo sul linguaggio.
  • ABA (Applied Behavior Analysis) adattata e naturale: efficace per insegnare abilità e ridurre comportamenti problematici se personalizzata (non meccanica). Non è “addestramento”. Serve a insegnare abilità utili (es. chiedere, vestirsi, giocare con altri). Si parte da ciò che il bambino può fare e si costruisce passo dopo passo. Si usano rinforzi naturali, cioè cose che al bambino realmente piacciono. Funziona se è personalizzata, non rigida o meccanica.
  • TEACCH (Treatment and Education of Autistic and Related Communication-Handicapped Children): strutturazione ambiente, supporto visivo, utile per routine e autonomia. Qui si aiuta il bambino creando un ambiente prevedibile. Si usano schemi visivi (immagini, calendari visivi, sequenze di azioni). Serve molto nei bambini che:
    – si agitano quando non sanno cosa succederà
    – hanno bisogno di routine chiare.

Aiuta tanto nell’autonomia quotidiana (es. vestirsi, preparare lo zaino).

  • Logopedia pragmatica: focalizzata sull’uso sociale del linguaggio (non solo sulla grammatica).
  • Parent training: formazione ai genitori per implementare strategie quotidiane — fortemente raccomandato.
  • Interventi sensoriali/terapia occupazionale: utili per problemi di regolazione sensoriale quando inseriti in un progetto globale e monitorati.
  • Supporto educativo e scolastico: adattamenti curriculari, inclusione supportata, formazione degli insegnanti.

Farmacoterapia

Riservata al trattamento di sintomi target o comorbidità:

  • Irritabilità/aggressività: risperidone o aripiprazolo (in casi selezionati).
  • ADHD: trattamento con metilfenidato se indicato.
  • Ansia/OCD: SSRI con cautela e monitoraggio.
  • Epilessia: trattamento antiepilettico appropriato.

Prognosi e punti chiave per la vita adulta

  • L’esito nel lungo termine è vario: alcuni adulti raggiungono buona autonomia, altri richiedono supporto permanente.
  • Studi longitudinali indicano un miglioramento possibile nelle competenze sociali in età adulta (es. Howlin et al., follow-up fino all’età adulta).
  • È comune la presenza di disturbi psichiatrici aggiuntivi (ansia, depressione, OCD); la schizofrenia non sembra emergere come evoluzione diretta dell’autismo.

È possibile avere autismo e ADHD insieme?

Autismo (ASD) e Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività (ADHD) spesso si presentano insieme. Questa combinazione è molto comune e può peggiorare lo sviluppo e la qualità di vita delle persone con ASD.

Sono stati analizzati 63 studi pubblicati tra il 2000 e il 2020 (in totale, 184.140 persone con ASD).
Sono stati considerati variabili come: età, presenza di disabilità intellettiva, criteri diagnostici (DSM o ICD), metodo di valutazione (intervista o questionario), e tipo di campione (clinico o popolazione generale).

Risultati principali:

  • Prevalenza attuale di ADHD tra le persone con ASD: 38,5%
  • Prevalenza nel corso della vita: 40,2%
    In pratica, circa 4 persone su 10 con autismo hanno anche ADHD.

Fattori che influenzano i risultati:

  • Età: l’ADHD è più comune nei bambini e adolescenti con ASD (circa 48%) rispetto ai bambini sotto i 6 anni (18%) o agli adulti (22%).
  • Disabilità intellettiva: chi ha ASD senza disabilità intellettiva ha più spesso anche ADHD.
  • Tipo di campione: le persone con ASD prese da cliniche o comunità mostrano tassi più alti di ADHD rispetto a quelle prese da studi sulla popolazione generale.

Criteri diagnostici: usando il DSM-5 (che permette di diagnosticare ASD e ADHD insieme) si trovano percentuali più alte di comorbidità.

Conclusioni

La comorbidità tra ASD e ADHD è molto alta.
I medici dovrebbero valutare attentamente la presenza di ADHD nelle persone con ASD, soprattutto nei bambini in età scolare e negli adolescenti.
Una diagnosi accurata è importante per scegliere i trattamenti giusti e migliorare il supporto clinico.
Servono sistemi migliori di valutazione e monitoraggio e più ricerche su base genetica e neurobiologica per capire perché i due disturbi si manifestano spesso insieme.

di Elena Fiorelli

Bibliografia

  • American Psychiatric Association, Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, Fifth Edition (DSM-5), American Psychiatric Association Publishing, 2013.
  • Faraone, S. V., et al., “The global prevalence of ADHD in children and adolescents: a systematic review and meta-analysis”, in Italian Journal of Pediatrics, 2021.
  • Shaw, P., et al., “Neurodevelopmental trajectories of the human cerebral cortex in childhood ADHD”, in Journal of Neuroscience, 2013.
  • Vicari S., Menghini D., Deficit di attenzione e iperattività, Carocci, 2020.
  • American Psychiatric Association, DSM-IV-TR: Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, Elsevier, 2000.
  • American Psychiatric Association, DSM-5: Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, Raffaello Cortina Editore, 2013.
  • Vicari, S., L’autismo: dalla diagnosi al trattamento, Il Mulino (ed. italiana; consultare l’edizione più recente).
  • Baron-Cohen, S., Leslie, A., & Frith, U., “Does the autistic child have a ‘theory of mind’?”, in Cognition, 1985.
  • Gallese, V., & Goldman, A., “Mirror neurons and the simulation theory of mind-reading”, in Trends in Cognitive Sciences, 1998.
  • Stern, D., The Interpersonal World of the Infant, Basic Books, 1985.
  • Howlin, P., Goode, S., Hutton, J., & Rutter, M., “Adult outcome for children with autism”, in Journal of Child Psychology and Psychiatry, 2004.
  • Hutton, J. et al., “Psychiatric comorbidity in autism spectrum disorders”, in British Journal of Psychiatry, 2008.
  • Rong, Y.,Prevalence of attention-deficit/hyperactivity disorder in individuals with autism spectrum disorder. A meta-analysis”, in Research in Autism Spectrum Disorders, 2021.

Sitografia

L’articolo è scritto da un membro dell’Associazione ADU (Ambasciatori dei Diritti Umani), contribuendo alla riflessione sul tema del Concorso “Ambasciatori dei Diritti Umani 2025/2026”, dedicato al diritto al benessere mentale dei giovani e al ruolo della società.