Neurodivergenze a scuola: verso una didattica inclusiva

Con i testi di:
Sabrina Maiella, Diritto alla salute mentale
Elena Fiorelli, ADHD e autismo: un approccio neuroscientifico

Negli ultimi anni, la maggiore attenzione verso la salute psicologica dei giovani si intreccia con la crescente consapevolezza sociale e comprensione scientifica delle cosiddette neurodivergenze, termine ombrello con cui si indicano varie “condizioni, come autismo1, ADHD, dislessia, DSA2 e altre forme di funzionamento neurologico atipico, in cui il cervello elabora, apprende e segue modalità di funzionamento differenti rispetto alla maggioranza”3. Queste condizioni richiedono un’attenzione particolare per poter garantire la piena inclusione sociale, l’accesso alla formazione e al mondo del lavoro e, più in generale, ad una partecipazione attiva nella società dove esercitare i propri diritti e doveri. Per quanto riguarda i più giovani, è necessario non solo analizzare il benessere psicologico in sé, e quindi intervenire con strumenti di riduzione del disagio e di prevenzione di ansia, depressione o altro, ma anche e soprattutto all’effettivo riconoscimento di pari opportunità formative e professionali4.
Il sistema normativo italiano ha a disposizione diversi strumenti per garantire l’inclusione, fra cui si annoverano la Legge 104/19925, la Legge 170/2010, e le varie direttive e linee guida del MIUR/MIM6 volte a garantire il diritto all’educazione e all’istruzione, tramite diversi strumenti tra cui i piani educativi individualizzati7 e gli insegnanti di sostegno. A livello pratico, però, vi sono diverse criticità che caratterizzano tutti gli ambiti: dalle inadeguatezze strutturali, ai ritardi nelle diagnosi, fino alla formazione non sufficiente dei docenti di sostegno e un sovraccarico generale di tutto il personale educativo, a cui si associa anche una forte disomogeneità a livello territoriale.

1 Cenni storici

Lo stigma verso la salute mentale e tutto ciò che è considerato diverso dalla norma è un leitmotiv che si ripete nelle varie epoche e nei vari stati, anche in campi diversi dalla scuola. Emarginazione, internamenti e maltrattamenti hanno caratterizzato per secoli il rapporto della società con le patologie psichiatriche, con preconcetti che permangono in luoghi comuni e stereotipi anche nella nostra contemporaneità.
Un primo momento chiave nella storia italiana può essere identificato con la nascita della Repubblica: formalmente, all’interno della Costituzione viene riconosciuta l’uguaglianza e il diritto allo studio da parte di tutti i cittadini, definendo compito dello stato “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese8.
Il vero punto di svolta è però rappresentato dalla Legge Basaglia del 19789 che, segnando la chiusura dei manicomi e di tutte quelle strutture specializzate orientate verso l’internamento, dà inizio al processo di integrazione sociale e di riconoscimento dei diritti delle persone con patologie psichiatriche, suggerendo anche una modifica lessicale del codice italiano per destigmatizzare i disturbi mentali:

“Nella rubrica del libro III, titolo I, capo I, sezione III, paragrafo 6 del codice penale sono soppresse le parole: ‘di alienati di mente’. Nella rubrica dell’articolo 716 del codice penale sono soppresse le parole: ‘di infermi di mente’”.


La Legge fu la prima a riconoscere che la disabilità mentale non deve giustificare l’isolamento sociale, ma per poter parlare realmente di inclusione saranno necessari altri anni e altri decreti. A partire quindi dall’emanazione della Legge Basaglia, l’attenzione si è sempre più spostata dalla cura alla partecipazione e infine inclusione, approfondendo lo studio scientifico delle neurodivergenze senza però patologizzarle10. L’attuale concezione di neurodiversità considera autismo, ADHD, plusdotazione e altre tipologie di neurodivergenze, come “variazioni del modo in cui la mente umana elabora, interagisce e agisce nel mondo, anziché esclusivamente come patologie”11. Per comprendere il percorso storico e giuridico che ha portato al riconoscimento del diritto alla salute mentale, si rimanda al contributo di Sabrina Maiella, Diritto alla salute mentale.
A livello internazionale, invece, un documento fondamentale è la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità che sottolinea e ribadisce che l’uguaglianza e la partecipazione piena e attiva nella società da parte delle persone con qualunque forma di disabilità e neurodiversità sono diritti fondamentali.
“Il rispetto per la differenza e l’accettazione delle persone con disabilità come parte della diversità umana e dell’umanità stessa (…)”12.

Inoltre, in un’epoca sempre più connessa, la più recente legge sull’accessibilità delle piattaforme digitali13 rappresenta un ulteriore passo avanti: la nuova normativa italiana sull’accessibilità digitale, derivata dall’European Accessibility Act e recepita con il Decreto Legislativo 82/2022, tiene esplicitamente conto delle esigenze delle persone neurodivergenti, categoria spesso trascurata nelle direttive precedenti, focalizzate principalmente su disabilità sensoriali e/o motorie. In tale decreto sono inclusi criteri e linee guida specifiche per rendere il mondo digitale fruibile da utenti con disturbi dell’attenzione, autismo, dislessia, disprassia14 o altre forme di neurodivergenza: ad esempio, la necessità di strutture grafiche prevedibili, la riduzione di stimoli visivi eccessivi, come i troppi colori o le animazioni non essenziali nelle pagine web, la chiarezza del linguaggio e la possibilità di personalizzare l’interfaccia e i menù di navigazione.
L’accessibilità cognitiva della rete permette dunque una fruizione libera e consapevole da parte di tutti gli utenti, consentendo alle persone con neurodivergenze di utilizzare il web per sostenere la propria autonomia, accedere allo studio e all’intrattenimento, gestire attività professionali e partecipare in modo pieno e totale alla vita digitale senza ostacoli.
Ciononostante, alcuni studi mostrano come, molto spesso, la sola conformità formale alle normative vigenti non coincide automaticamente con una reale fruibilità per utenti neurodivergenti: per esempio, molti siti, nonostante rispettino le indicazioni prescritte, rimangono difficili da usare per persone con ADHD a causa di un’organizzazione visiva non lineare e la richiesta continua di attenzione sostenuta15.

1.1 Il termine Neurodivergenza

Occorre sottolineare che le prime normative in materia di salute mentale e di inclusione sociale delle persone con patologie psichiatriche non erano concepite per affrontare in modo specifico la neurodivergenza, poiché lo stesso concetto di neurodivergenza è emerso soltanto in epoca più recente, quando si è “configurato come una categoria interpretativa specifica all’interno del più generale discorso sui disturbi psichiatrici” 16. “La neurodivergenza, infatti, nonostante comprenda tutti i disturbi del neurosviluppo classificabili secondo i manuali diagnostici, rimane un concetto più sociale e culturale che clinico e ha lo scopo di delineare un funzionamento anziché una patologia e ha per questo una funzione promotrice di inclusione sociale”17. La nascita del termine neurodivergenza risale al 1997, grazie alla sociologa australiana Judy Singer che conferisce al termine una forte e intrinseca connotazione sociale:

“I knew what I was doing, ‘Neuro’ was a reference to the rise of neuroscience. ‘Diversity’ is a political term; it originated with the black American civil rights movement. ‘Biodiversity’ is really a political term, too. As a word, ‘neurodiversity’ describes the whole of humanity. But the neurodiversity movement is a political movement for people who want their human rights. (…) Singer well knew the potential importance of what she was trying to describe; in giving it a name, she hoped she might somehow speed up its growth into something unstoppable. “I thought, We need an umbrella term for a movement 18.

Un approfondimento di taglio neuroscientifico su ADHD e disturbo dello spettro autistico è proposto da Elena Fiorelli, ADHD e autismo: un approccio neuroscientifico

2 Neurodiversamente a scuola

Oltre alla rete, parte integrante della società contemporanea e aspetto fondamentale della socialità dei giovani, è a partire dai banchi di scuola che nasce la piena integrazione. In Italia, solo nel 1977 (Legge 517/1977) le scuole aprirono le porte ad alunni con disabilità e da allora vi sono state molteplici riforme, grazie anche ad una maggior sensibilità pubblica per i temi riguardanti l’inclusione, la salute mentale e ad un crescente numero di studi sociologici, psichiatrici e nel campo delle neuroscienze.

2.1 Scuole speciali e classi differenziali

Il dibattito su come garantire l’accesso all’istruzione per gli studenti con disabilità iniziò a svilupparsi verso la fine dell’Ottocento19, in particolare ci si concentrava sulla necessità di istituire delle “classi speciali” per tutti quegli alunni con bisogni educativi che la scuola non riusciva a soddisfare, come dimostrato da alti numeri di ripetenti soprattutto fra i più piccoli20. Nei primi anni del Novecento vennero dunque fondate alcune scuole specializzate ad accogliere studenti con disturbi dello sviluppo intellettivo, ma senza un’omogeneità territoriale né una legislazione ufficiale generale.
Tuttavia, il termine “scuole specialisi riferisce principalmente alle istituzioni degli anni Sessanta e Settanta, nate a seguito della riforma della scuola media con la Legge n. 1859 del 31 dicembre 196221. A seguito della Dichiarazione dei Diritti del fanciullo del 1959, l’Italia fu caratterizzata da una serie di interventi normativi riguardo l’organizzazione scolastica, con alcuni provvedimenti specifici riguardanti gli alunni con disabilità intellettiva. La Legge n. 1859 ha avuto un ruolo decisivo nell’alfabetizzazione del Paese, ma al tempo stesso ha contribuito a istituzionalizzare le cosiddette “scuole speciali” e le “classi differenziali per alunni disadattati scolastici”, consolidando così un modello educativo fondato sulla separazione e sulla classificazione degli studenti sulla base delle presunte capacità individuali, garantendo da un lato l’accesso all’istruzione, senza però assicurare una socialità adeguata con i coetanei, limitando quindi le opportunità di sviluppo relazionale e sociale. Il numero ridotto di alunni, con un limite per legge fissato a 15, ma nella pratica molto minore, soprattutto nei centri più piccoli, accentuava l’isolamento sia da parte degli alunni stessi che delle rispettive famiglie, favorendo dinamiche discriminatorie e senza garantire l’integrazione sociale dei più giovani.

2.2 Una scuola aperta a tutti

L’abolizione delle scuole speciali e delle classi differenziali avvenne alla fine degli anni Settanta, con la contestuale istituzione della figura dell’insegnante di sostegno22. Con Legge 517/1977 si avviò un primo percorso di integrazione scolastica, rafforzato in seguito da varie normative che hanno ampliato progressivamente i diritti degli alunni con disabilità, in una concezione di scuola sempre più inclusiva23,24. Un altro documento cardine è la Legge 104/1992, focalizzata sull’integrazione in ogni contesto e ambito, che esplicita gli strumenti di supporto disponibili per garantire una partecipazione piena alla società; in particolare, garantisce alle persone con qualunque tipo di disabilità, fisica e/o intellettiva, l’accesso alla scuola di ogni ordine e grado:

“La Repubblica garantisce il pieno rispetto della dignità umana e i diritti di libertà e di autonomia della persona handicappata e ne promuove la piena integrazione nella famiglia, nella scuola, nel lavoro e nella società(…)”25.

2.3 Dall’integrazione all’inclusione

Le prime leggi brevemente riassunte nel paragrafo precedente sono concentrate sull’integrazione piuttosto che sull’inclusione26, nella connotazione contemporanea del termine. Con l’aumento della conoscenza scientifica e psicologica riguardo l’immensa complessità della mente umana, a partire dal nuovo millennio sono state emanate una serie di leggi e decreti per costruire un sistema scolastico adatto a rispondere ai bisogni educativi sempre più diversificati e specifici.
Attualmente le scuole dispongono di vari strumenti per garantire la piena inclusione: fra i più diffusi, in particolare, vi sono il Piano Didattico Personalizzato (PDP)27 e il Piano Educativo Individualizzato (PEI), che, accanto agli insegnanti di sostegno, offrono supporto a studenti con difficoltà di apprendimento, neurodivergenze, disturbi comportamentali e fragilità psicologiche, permettendo un’organizzazione più flessibile dell’apprendimento.

3 Criticità

Sebbene il quadro normativo italiano preveda quindi numerosi strumenti a favore dell’inclusione scolastica, nella pratica la realtà quotidiana di almeno 150.000 alunni con disabilità intellettive e neurodivergenze presenta significative criticità28. Nonostante la presenza di leggi, decreti e linee guida volte a garantire un supporto didattico specifico e la rimozione di ogni tipo di ostacolo, non sempre gli interventi messi in atto risultano efficaci. Spesso, infatti, ritardi, carenza di personale qualificato e risorse economiche insufficienti rendono difficile l’implementazione degli strumenti previsti dalla legge29. Inoltre, si verificano30 forti disparità regionali e differenze tra istituti, che generano situazioni di disomogeneità territoriale e, talvolta, di esclusione indiretta. In questo contesto, gli alunni con bisogni educativi speciali rischiano di non ricevere un livello di istruzione adeguato né di avere le giuste opportunità di partecipazione attiva alla comunità scolastica.
Una testimonianza di alcuni anni fa riportata su Repubblica31 mette in luce una realtà condivisa da molti studenti neurodivergenti all’inizio dell’anno scolastico: mentre i compagni iniziano regolarmente le lezioni, questi sono costretti a rimanere a casa, perché gli insegnanti di sostegno vengono in molti casi assegnati solo dopo l’avvio del nuovo anno; secondo il rapporto ISTAT 2024 infatti “tra gli insegnanti 1 su 3 non ha una formazione specifica e il 12% viene assegnato in ritardo”. Questi ritardi, oltre a creare disagi per i genitori, influenzano negativamente sia l’avanzamento nel percorso didattico sia le possibilità di integrarsi a pieno nella classe, soprattutto all’inizio di nuovi cicli di istruzione o a seguito di cambi di scuola.

“Per noi il primo giorno di scuola non è mai una festa”32.

Un altro problema diffuso è la discontinuità nel rapporto alunno-insegnante di sostegno, infatti, “nell’anno scolastico 2022/2023 la quota di alunni con disabilità che ha cambiato insegnante per il sostegno rispetto all’anno precedente è pari al 59,6%, sale al 62,1% nelle secondarie di primo grado e raggiunge il 75% nelle scuole dell’infanzia. Il fenomeno è piuttosto stabile su tutto il territorio e sembra consolidarsi nel tempo, non si riscontrano infatti differenze rispetto al passato. Una quota non trascurabile di alunni (9%) ha, inoltre, cambiato insegnante per il sostegno nel corso dell’anno scolastico, anche in questo caso non si riscontrano differenze significative sul territorio e tra gli ordini scolastici”33. Questa discontinuità influenza fortemente l’aspetto educativo, rendendo più difficile costruire un rapporto stabile con obiettivi a lungo termine, fondamentale per un percorso didattico e relazionale realmente efficace. Inoltre, le scuole italiane evidenziano da tempo34 significative disparità territoriali tra Nord e Sud; ciò si riflette necessariamente anche nell’ambito del sostegno agli studenti neurodivergenti, dove tali differenze si manifestano sia nel diverso grado di formazione dei docenti e del personale scolastico, sia nella disponibilità effettiva degli strumenti di sostegno previsti35.
Molto spesso quindi la piena partecipazione scolastica è garantita soltanto grazie ad associazioni private e/o di volontariato che supportano le scuole nel fornire sia il sostegno educativo necessario che gli strumenti adeguati agli studenti con disabilità e/o bisogni educativi speciali per partecipare alla vita scolastica. Inoltre, nonostante l’abolizione formale delle scuole speciali risalga a quasi cinquant’anni fa, alcune strutture simili sono ancora presenti in Italia, in quanto, in molti casi, sono le uniche in grado di offrire un supporto adeguato agli studenti con bisogni specifici. Tuttavia, questo tipi di istituto, oltre a essere nella maggior parte dei casi privati e comportando quindi un onere economico significativo per le famiglie, rischiano di accentuare l’isolamento dei bambini e ragazzi con disabilità e delle loro famiglie.
“Il rovescio della medaglia alla risposta accogliente e specializzata di queste scuole sta proprio nell’isolamento di questi studenti, che è proprio il concetto opposto all’inclusione scolastica. La specializzazione del personale e gli ambienti a misura degli studenti con disabilità rispondono certamente a gran parte delle loro esigenze, ma ciò che è relativo alla socializzazione e all’inclusione, che è altrettanto fondamentale, si perde del tutto. A danno non sono degli studenti con disabilità ma di tutti gli studenti che apprendono fin da subito che ‘il diverso’ (per il suo bene) va isolato”36.

4 Conclusioni

Studi recenti37mostrano un aumento degli studenti con neurodivergenze, ciò è dovuto a diversi fattori38, fra cui la presenza di criteri diagnostici più ampi e definiti, un maggiore accesso alle diagnosi e un incremento della consapevolezza da parte dell’intera società. L’aumento delle diagnosi mostra che le neurodivergenze non sono una componente marginale della comunità scolastica, ad oggi, infatti, circa il 2% del totale degli iscritti presenta disabilità intellettive39. Nonostante sembri una percentuale modesta, si tratta comunque di circa centoquarantamila alunni40 alle prese con un sistema scolastico sulla carta inclusivo ma nella pratica con ancora forti limitazioni.
Un approccio inclusivo che parta dalle scuole ha ripercussioni positive sull’intera società: permette di ridurre disuguaglianze e pregiudizi, di sostenere il benessere psicologico degli studenti e creare ambienti di apprendimento più equi e partecipativi per l’intera collettività. Infatti, l’inclusione degli studenti neurodivergenti non riguarda esclusivamente questi ultimi, bensì porta benefici a tutta la comunità scolastica41: la collaborazione in contesti inclusivi favorisce lo sviluppo di empatia, capacità relazionali e di ragionamento, “consolidando una cultura scolastica basata sulla diversità come valore educativo condiviso”42.

di Martina Luca

1 Indicato in seguito anche con ADS, Autism Spectrum Disorder.
2 Disturbi specifici dell’apprendimento.
3Fonti: Accademia della Crusca; IRCCS Ospedale San Raffaele (Settembre 2025), Neurodivergenza, News.
4Ibidem
5Legge 5 Febbraio 1992, n. 104, Legge-quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate, art. 12.
6Nel 2022 il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca è stato rinominato in Ministero dell’Istruzione e del Merito. In questo articolo si useranno entrambe le diciture in quanto alcune fonti sono precedenti al 2022. Fonte: Decreto-legge 11 novembre 2022, n. 173, Disposizioni urgenti in materia di riordino delle attribuzioni dei Ministeri, in G.U. n. 264 dell’11 novembre 2022, entrato in vigore il 12 novembre 2022, convertito, con modificazioni, dalla Legge 16 dicembre 2022, n. 204 (in G.U. n. 3 del 4 gennaio 2023).
7Anche noti come PEI, sono definiti dal Decreto interministeriale 182 del 2020 che specifica anche le linee guida e l’assegnazione delle misure di sostegno. Fonte: Decreto interministeriale 1° agosto 2023, n.  153 — Modelli e linee guida per il PEI, consultato su sito del Ministero dell’Istruzione e del Merito, sezione ’Inclusione e nuovo PEI’, URL: https://www.istruzione.it/inclusione-e-nuovo-pei/decreto-interministeriale.html.
8Costituzione della Repubblica Italiana, art. 3.
9Legge 13 maggio 1978, n. 180.
10IRCCS Ospedale San Raffaele (Settembre 2025), Neurodivergenza, News.
11Ibidem
12Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, adottata dall’Assemblea Generale il 13 dicembre 2006, ratificata dall’Italia con L. 3 marzo 2009, n. 18.
13European Accessibility Act, Direttiva (UE) 2019/882 del Parlamento europeo e del Consiglio del 17 aprile 2019 relativa ai requisiti di accessibilità dei prodotti e dei servizi.
14La disprassia, parte delle neurodivergenze, è “un disturbo del neurosviluppo che compromette la pianificazione e l’esecuzione dei movimenti volontari coordinati, manifestandosi con goffaggine, lentezza e imprecisione”. Fonte: ICD-9-CM Diagnosis Code 315.4 — Developmental coordination disorder, ”ICD9Data.com”, https://www.icd9data.com/2015/Volume1/290-319/300-316/315/315.4.htm.
15Valtolina S., Fratus D. (2022), Local Government Websites Accessibility: Evaluation and Finding from Italy. Digit. Gov.: Res. Pract. 3, 3, Article 17 (July 2022), https://doi.org/10.1145/3528380.
16IRCCS Ospedale San Raffaele (Settembre 2025), Neurodivergenza, News.
17Cainelli S., Adolescenti neurodivergenti a scuola: strategie per favorire la convivenza delle differenze. GUID & Educazione. (Dipartimento di Psicologia e Scienze Cognitive, Università degli Studi di Trento).
18 “Ero consapevole di quello che stavo facendo. ‘Neuro’ era un richiamo all’ascesa delle neuroscienze. ‘Diversità/divergenza’ è un termine politico, che ha avuto origine nel movimento per i diritti civili degli afroamericani. Anche ‘Biodiversità’ è, in realtà, un termine politico. Come parola, ‘neurodiversità’ descrive tutta l’umanità. Ma il movimento per la neurodiversità è un movimento politico per le persone che rivendicano i propri diritti umani. (…) Singer era perfettamente consapevole dell’importanza potenziale di ciò che stava cercando di descrivere; dando un nome a questo concetto, sperava di poter in qualche modo accelerarne la diffusione fino a renderlo qualcosa di inarrestabile. ‘Pensai: abbiamo bisogno di un termine ombrello per un movimento’. Fonte: Harris J., The mother of neurodiversity: how Judy Singer changed the world, The Guardian, 5 luglio 2023, https://www.theguardian.com/world/2023/jul/05/the-mother-of-neurodiversityhow-judy-singer-changed-the-world.
19Museo Torino, https://www.museotorino.it/view/s/eda5a4a4b3bc4488ac992cf9adb45a76.
20Ibidem
21Legge 31 dicembre 1962, n. 1859, Istituzione e ordinamento della scuola media statale, Gazzetta Ufficiale, Serie Generale n. 27 del 30 gennaio 1963.
22Museo Torino, https://www.museotorino.it/view/s/eda5a4a4b3bc4488ac992cf9adb45a76.
23Dall’esclusione all’inclusione e integrazione degli alunni con disabilità: per una ricognizione storica nella scuola italiana, Orizzonte Scuola, orizzontescuola.it.
24Schianchi M. (2012), Storia della disabilità. Dal castigo degli dèi alla crisi del welfare. Carocci.
25Legge 104/1992 art. 12.
26L’inclusione scolastica è il principio secondo cui ogni alunno, indipendentemente dalle proprie condizioni fisiche, sensoriali o cognitive, deve poter partecipare pienamente e attivamente alla vita scolastica, ricevendo pari opportunità di apprendimento e di sviluppo personale. Nel caso degli alunni con disabilità, l’inclusione non si limita alla semplice integrazione fisica nella classe, ma implica un adattamento dell’ambiente, dei metodi didattici e delle relazioni per garantire la piena partecipazione e il successo formativo.Fonte: Agenzia per i diritti delle persone con disabilità (2025, 26 agosto), Inclusione scolastica: norme, strumenti e recenti orientamenti giurisprudenziali. A cura di Avv. Franco Lepore.
27Legge 8 ottobre 2010, n. 170.
28Dalle statistiche ufficiali non è possibile dare una stima precisa di quanti alunni si tratta, in quanto, nella maggior parte degli studi, le diverse forme di disabilità sono raggruppate e trattate assieme, dai dati ISTAT del 2023-2024 è ragionevole stimare il numero attorno ai 150.000.
29Agenzia per i diritti delle persone con disabilità (2025, 26 agosto), Inclusione scolastica: norme, strumenti e recenti orientamenti giurisprudenziali. A cura di Avv. Franco Lepore.
30ISTAT. (2025). L’inclusione scolastica degli alunni con disabilità – Anno scolastico 2023-2024. Roma: ISTAT.
31Redazione (2020, 14 settembre), Roma, la testimonianza del papà di un bambino affetto da autismo: “Per noi il primo giorno di scuola non è mai una festa”, la Repubblica.
32Ibidem
33Ibidem
34Zotti G. (2025), Regional differences in Italian school efficiency: A conditional DEA approach, J Prod Anal 64, 457–491, https://doi.org/10.1007/s11123-025-00780-4.
35ISTAT (2025). L’inclusione scolastica degli alunni con disabilità – Anno scolastico 2023-2024. Roma: ISTAT.
36Faggiano I. (8 settembre 2023), Scuole speciali: abolite da mezzo secolo, ma c’è chi le frequenta Sanità Informazione. Intervista a Daniela Mazzone.
37Tra cui: ISTAT (2025). L’inclusione scolastica degli alunni con disabilità – Anno scolastico 2023-2024. Roma: ISTAT; Scattoni M. L. et al. (2023), Autism spectrum disorder prevalence in Italy: a nationwide study promoted by the Ministry of Health, Child and adolescent psychiatry and mental health, 17(1), 125, https://doi.org/10.1186/s13034-023-00673-0.
38Given J., Paoletti O., Bromley R., et al. (2025). The effect of different algorithms on prevalence of attention-deficit hyperactivity disorder and autism spectrum disorder in secondary healthcare data in five European countries: A contribution from the ConcePTION Project. Journal of Autism and Developmental Disorders, https://doi.org/10.1007/s10803-025-06997-4
39Percentuale stimata dal rapporto ISTAT 2024, tuttavia, la mancanza di statistiche specifiche sulle sole neurodivergenze rende difficile avere un quadro quantitativo chiaro e aggiornato su quale sia il numero effettivo di studenti neurodivergenti.
40Per offrire un riferimento più concreto, si tratta di una percentuale paragonabile alla quota di persone con capelli rossi in Italia.
41Hehir T. et al. (2017), A Summary of the Evidence on Inclusive Education. Instituto Alana.
42Fonti: De Anna, L. (2021). L’integrazione scolastica e sociale. Edizioni Centro Studi Erickson, Trento, Volume 20, Numero 1, febbraio 2021, pp. 81-101. doi: 10.14605/ISS2012104.

L’articolo è scritto da un membro dell’Associazione ADU (Ambasciatori dei Diritti Umani), contribuendo alla riflessione sul tema del Concorso “Ambasciatori dei Diritti Umani 2025/2026”, dedicato al diritto al benessere mentale dei giovani e al ruolo della società.