Tumbleweed. Quando le mappe non creano imperi

Mostra
- 09/07/2026
- 23/07/2026
A cura di Andrea Tinterri e Agata Rubyte
L’archivio è un corpo mobile che interroga il presente, suscettibile alla storia e soprattutto a chiunque gli si avvicini o sprofondi per un’immersione, per un battesimo, per un’ apnea prolungata. Ma l’archivio è anche, soprattutto per le ragioni appena descritte, un laboratorio in cui la memoria può essere risignificata e la storia pretesto per nuove traiettorie. Ed è stato proprio il carattere laboratoriale ad indirizzare le ricerche degli studenti del Triennio in Pittura e Arti Visive di NABA, guidati dai docenti Stefano Boccalini e Stefano Serretta, sulla storia di Società Umanitaria.
E quest’anno l’attenzione si è concentrata sull’esperienza della Scuola del Libro, nata nel 1904 e proseguita fino al 1980 che, come ricorda Gillo Dorfles, è stata determinante per lo sviluppo della forma libro e della progettazione grafica ad esso correlata: la dimensione del libro come prodotto finalizzato alla diffusione e circolazione delle idee è milanese e la grafica a Milano è stata la Scuola del Libro dell’Umanitaria. Soprattutto a partire dal secondo dopoguerra la Scuola del Libro acquisisce sempre più rilievo, viene costruito un edificio di tre piani in cui gli studenti possano intraprendere un percorso sia teorico che pratico, seguendo il modello della scuola tedesca della Bauhaus. Tra i docenti e i collaboratori si possono ricordare Max Huber, Enzo Mari, Bruno Munari, Erberto Carboni e soprattutto Albe Steiner che entra alla Scuola del Libro nel corso degli anni cinquanta, diventandone direttore fino al 1974. Riferimenti internazionali che hanno contribuito alla storia del design e della grafica. Anche la fotografia, grazie al lavoro di Paolo Monti ma non solo, entra a far parte di una progettazione interdisciplinare e stratificata che possiamo considerare una delle eredità più lungimiranti di quell’esperienza. E a partire da quell’archivio linguistico gli studenti di NABA hanno lavorato sull’idea di libro d’artista, spesso anche detonando lo stesso oggetto libro e lasciando che le pagine si depositassero, assumendo forme inaspettate e controvertendone la funzione originaria. In questo modo l’esercizio di immaginazione e costruzione di un nuovo arcipelago linguistico abita e ricodifica il Chiostro dei Glicini di Società Umanitaria, riportando quei luoghi ad essere laboratorio, pensiero e progetto. Ma la mostra non si esaurisce qua, anzi è proprio il titolo Tumbleweed. Quando le mappe non creano imperi, a suggerirci un altro possibile sviluppo, come se il libro fosse il pretesto per altre peregrinazioni, altri spostamenti.
I Tumbleweed sono quelle formazioni arboree che staccatesi dalle piante iniziano a rotolare, innescando una sorta di diaspora vegetale che il vento indirizza, distribuendo spore e semi e favorendo nuove germinazioni. Sulla scia di questa avventura nomade le classi internazionali di Public Art indagano il tema della mappatura e le sue possibili declinazioni all’interno dello spazio e della sfera pubblica.
Il padiglione modernista del Giardino dei Platani diventa così una mappa estesa, forse volutamente disorientante, che si aggrappa alle pareti, al soffitto e al pavimento, come se fosse un gigantesco Tumbleweed pronto a rotolare e contaminare la città. E questo moto ideale avvolge l’archivio, la storia dei luoghi, la memoria che per sua natura non è mai stabile, generando nuove immagini e nuovi immaginari, dilatando i confini fino a farli esplodere.
La mostra è visitabile dal 10 luglio al 23 luglio dal lunedì al venerdì, ore 10.00 – 18.00

Andrea Tinterri, curatore e critico d’arte
Andrea Tinterri è curatore e critico d’arte contemporanea con particolare attenzione al linguaggio fotografico. Attualmente è consulente per le iniziative dedicate all’arte di Società Umanitaria, direttore artistico della rivista d’arte contemporanea “La Foresta”, direttore artistico di “Galleria Indice”, collabora con la cattedra di fotografia e di storia dell’arte contemporanea dell’Università di Parma, insegna presso LABA, Libera Accademia di Belle Arti e collabora con “Il Giornale dell’Arte”. Ha pubblicato con diverse case editrici tra cui SKIRA, Dario Cimorelli Editore e Silvana Editoriale con cui ha pubblicato il libro “9 racconti tra arte e fotografia”.
Agata Rubyte, artista visiva e curatrice
Agata Rubyte, originaria della Lituania e della Russia e cresciuta a Berlino, è un’artista visiva e curatrice. Attualmente sta conseguendo il Master in Arti Visive e Studi Curatoriali presso la NABA di Milano. Precedentemente si è laureata al corso di laurea triennale in Pittura e Arti Visive della NABA, dove ha sviluppato un profondo interesse per la transizione dalla pratica in studio allo spazio espositivo.
Quota di partecipazione
Ingresso libero senza prenotazione
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