Ascoltare il Silenzio

Un'ode al mare della Campania... un'intima autobiografia marinara
- 10/04/2026 - h 17:30
Di Ciro Vittorini
Da un vissuto sull’isola di Procida un piccolo stralcio: alle prime luci dell’alba, aprii gli occhi e vidi lungo tutta la spiaggia uomini e donne vestiti con una specie di tunica bianca, immobili, come un quadro di Giorgio de Chirico, intenti a guardare l’orizzonte. Una scena irreale. C’immergemmo, Lelio ed io, ed andammo subito verso il largo, poi, come succede sempre, ci allontanammo l’uno dall’altro. L’acqua era bassa, fresca e limpidissima, e dopo poco mi ritrovai su di un fondale di cinque sei metri al massimo. Vidi subito una coda abbastanza grande che scompariva sulla sinistra dello scoglio. Una delle più semplici e banali manovre da fare è quella di scendere dall’altra parte dello scoglio stesso. Cosi, feci ma appena giù, invece di girare a sinistra, mi fermai. Ed eccola: una cernia più o meno di tre kg mi passo davanti, tranquilla. Un tiro semplice e la misi nel mio, porta pesci a cintura, chiamai Lelio: “Lelio, torniamo a terra, abbiamo quello che ci basta!” Felici, stanchi ma soddisfatti, tornammo a terra, e già si pensava di venderla a quel ristorante del porto che comprava tutto il nostro pescato. Ci trovammo subito sulla spiaggia, e mentre ci toglievamo l’attrezzatura da pesca, Lelio mi guardo stranito e mi disse: “Dove sono andate a finire le persone che erano sulla spiaggia, erano tante, possibile che sono andate tutte via in un attimo?”. Gli chiesi perplesso: “Le hai viste pure tu?”.
Con l'autore
Silvano Colato e Cristiano Cuturi